mercoledì 29 aprile 2009

Numero chiuso a odontoiatria: interviene l'antitrust


Il numero chiuso a odontoiatria è un pretesto per tutelare la casta
L'antitrust accoglie la denuncia di “Costruiamo il domani”



PALERMO. Il “numero chiuso” per diventare odontoiatri? Tutela la categoria più che i cittadini. L'autorità antitrust ritiene che il “numero chiuso” ai corsi di laurea in odontoiatria sia anticoncorrenziale e ha scritto al Parlamento e al Governo chiedendo di modificare la legge che regola la materia. Un'indagine di 15 pagine, approvata il 16 aprile 2009 e diffusa solo ora, dove vengono messe in evidenza le anomalie del sistema. Ad esempio si scopre che il “numero chiuso”, introdotto nel 1999 per risparmiare, ha permesso, nel 2007, di tenere aperto un corso di odontoiatria a Perugia con soli quattro studenti.

L'indagine dell'antitrust è iniziata nel 2007 in seguito a una denuncia presentata da Giuseppe Lipari per conto del comitato “Costruiamo il domani”, un pool di giovani professionisti palermitani impegnati per la difesa dei diritti civili (nella foto a destra trovate la lettera inviata dall'Antitrsut al comitato, in basso il testo del parere).

Ogni anno il Ministero dell'università mette a disposizione circa 700 posti per odontoiatria a fronte di una richiesta notevolmente superiore. Secondo l'Authority italiana la determinazione dei posti attuata dal ministero non è trasparente e crea distorsioni nel mercato del lavoro senza perseguire un interesse generale. L'antitrust ritiene che il numero degli odontoiatri debba essere determinato esclusivamente sulle disponibilità dei singoli atenei senza tenere in considerazione fattori collegati alle esigenze del servizio sanitario nazionale. In passato gli atenei italiani, sia pubblici che privati, hanno chiesto al Ministero di poter iscrivere un numero maggiore di studenti, in relazione alle loro infrastrutture, ma si sono scontrati col diniego del ministero e dell'ordine professionale.

“Siamo soddisfatti per questa decisione che recepisce in pieno le obiezioni che abbiamo sollevato nella denuncia e in altri ricorsi straordinari presentati al Consiglio di Stato. Finora i giudici italiani ci hanno dato torto. L'antitrust invece ha accolto le nostre tesi – dice Giuseppe Lipari –. Questa segnalazione è molto importante perché in passato le istituzioni italiane hanno sempre affermato che la legge sul numero chiuso non violava la concorrenza e che, anzi, era imposta dalle direttive comunitarie. L'indagine dell'antitrust ha dimostrato che la legge ha effetti anticoncorrenziali e quindi va modificata al più presto. Ci piacerebbe sentire l'opinione del Ministro dell'università Mariastella Gelmini. Il nostro comitato le ha scritto parecchie volte segnalando queste incongruenze ma siamo sempre stati ignorati”.

“E' ora che qualcuno si occupi seriamente di questo problema – continua Lipari – perché altrimenti ci potrebbero essere gravi ripercussioni per le casse dello Stato. Infatti il diritto europeo ha tra i suoi valori quello della concorrenza. Questo significa che una legge anticoncorrenziale si pone automaticamente in contrasto col diritto comunitario. Bisogna cambiare la legge altrimenti c'è il rischio che tra qualche mese l'Italia venga sanzionata dalla Comunità europea”.

Senza considerare il fattore “diritti umani”. Il comitato spiega che l'istruzione universitaria è tutelata dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo: ogni “restrizione irragionevole” di questo diritto espone l'Italia alle sanzioni della Corte europea dei diritti dell'uomo. “Costruiamo il domani” teme che tra qualche mese il Ministero potrebbe venire sommerso da centinaia di ricorsi e che alla fine sia costretto a pagare una cifra enorme.

Adesso la palla passa alla magistratura. “L'8 luglio il Consiglio di Stato, sezione II, sarà chiamato ancora una volta a pronunciarsi sulla legittimità del numero chiuso per odontoiatria in un ricorso presentato dal Comitato a nome di uno studente palermitano che ha tentato per ben sette volte di accedere al corso di laurea” spiega il fondatore del Comitato, Alessandro Arcobasso. Il Comitato, che anche in quel ricorso ha denunciato gli effetti anticoncorrenziali della legge, spera che la segnalazione dell'Antitrust possa spingere i giudici a liberalizzare l'accesso a odontoiatria. In caso contrario si rivolgerà direttamente alla Corte europea dei diritti dell'uomo.

Lipari, estensore del ricorso al Consiglio di Stato, spiega che il Comitato si aspetta che i giudici amministrativi diano la possibilità agli studenti rimasti esclusi da odontoiatria di iscriversi “in soprannumero”, ossia in aggiunta rispetto a chi ha regolarmente superato il test di ammissione, con il solo obbligo di “rimborsare” agli atenei i costi aggiuntivi che l'università dovrà sostenere per aumentare l'offerta formativa: assunzione di nuovi docenti, acquisto di attrezzature e attivazione dei tirocini. Infatti in Italia per legge le tasse pagate dagli studenti non possono superare il 20% dei finanziamenti che l'ateneo ha ricevuto dallo Stato.

“Molti degli aspiranti odontoiatri lavorano già nel settore dentale – spiega Arcobasso – e quindi, in quanto studenti-lavoratori, sarebbero disposti a pagare tasse universitarie pari ai costi sostenuti dall'ateneo per formare un odontoiatra (meno di 4 mila euro l'anno). Questi nuovi fondi potrebbero consentire agli atenei di ampliare l'offerta formativa assumendo nuovi ricercatori e acquistando attrezzature. Cambiare il sistema è possibile. Si potrebbe quindi passare dalla logica del numero chiuso a quella del numero minimo, non solo a odontoiatria, ma anche a medicina, veterinaria, infermieristica e in tutti gli altri corsi”.

Per ulteriori informazioni:

dr. Giuseppe Lipari
giuseppe.lipari(AT)hotmail.it


ECCO il testo della relazione antitrust:
http://www.arcobasso.it/documenti/agcm.pdf

giovedì 9 aprile 2009

Numero chiuso, Consiglio di Stato respinge ricorso Udu

Il Consiglio di Stato ha accolto l'appello del Ministero dell'Università contro la sentenza del Tar Lazio che aveva ordinato l'annullamento dei test di medicina del 2007 alla Sapienza.
Secondo il Consiglio di Stato i test di medicina non potevano essere annullati perchè i 2000 ricorrenti, al momento di presentare il ricorso al Tar, non hanno specificato la loro posizione in graduatoria nè l'ateneo di appartenenza... La mancanza di queste informazioni, quindi, avrebbe impedito ai giudici di valutare l' "interesse ad agire" dei ricorrenti.
Il Consiglio di Stato quindi non è entrata nel merito della questione. Questo significa che i giudici probabilmente nei prossimi mesi saranno chiamati a pronunciarsi nuovamente sulla vicenda. Infatti il Tar Lazio è stato letteralmente sommerso di ricorsi individuali in cui si chiede l'annullamento dei test della Sapienza e di altri atenei... Bisognerà vedere se il Tar Lazio confermerà la decisione di annullare i test e se il Consiglio di Stato continuerà a dichiarare i ricorsi inammissibili o se li analizzerà nel merito.
In una parola tutto è possibile. Infatti i ricorsi in materia di graduatorie hanno efficacia nei confronti di tutti i candidati. Quindi basterebbe l'accoglimento di un solo ricorso per invalidare l'intera graduatoria e costringere il Ministero a emanare una sanatoria.
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REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

N.2127/2009
Reg.Dec.
N. 6740 Reg.Ric.
ANNO 2008
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta) ha pronunciato la seguente
DECISIONE

sul ricorso in appello n. 6740/2008, proposto dal MINISTERO DELL'ISTRUZIONE, DELL'UNIVERSITA' E DELLA RICERCA, dall’UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI ROMA “LA SAPIENZA”, in persona dei rispettivi legali rappresentanti p.t., rappresentati e difesi dall’Avvocatura Generale dello Stato con domicilio eletto in Roma via dei Portoghesi n.12;
contro

[segue l'elenco degli oltre 2000 ricorrenti]

rappresentati e difesi dagli Avv. Aurelio Leone e Michele Bonetti con domicilio eletto in Roma viale Angelico n. 97 presso lo studio del primo;

per l'annullamento

della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale Lazio sede di Roma Sezione III bis n.5986/2008.
Visto il ricorso con i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio delle parti intimate;
Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese;
Visti gli atti tutti della causa;
Alla pubblica udienza del 3 febbraio 2009 relatore il Consigliere Roberta Vigotti. Uditi gli avv. Bonetti, Leone e l’avv. dello Stato Aiello;
Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue:
FATTO
Il Ministero dell’università e della ricerca chiede la riforma della sentenza con la quale il TAR del Lazio ha parzialmente accolto il ricorso proposto da circa duemila ricorrenti per l’annullamento della graduatoria delle prove di selezione per l’ingresso al corso di laurea in medicina e chirurgia dell’anno accademico 2007/2008. Avverso la medesima decisione hanno proposto appello incidentale alcuni degli originari ricorrenti, esclusi dall’effetto invalidante della sentenza in quanto non avevano coinvolto nell’impugnazione le università presso le quali era stata sostenuta la prova di ammissione, diverse dalla università La Sapienza di Roma.
Il ricorso di primo grado è inammissibile.
Come questo Consiglio di Stato ha più volte osservato, la presentazione di un gravame da parte di un gran numero di ricorrenti, che non specifichino, come nella fattispecie, le singole e concrete posizioni legittimanti e i presupposti dell’azione, e quindi né l’esito delle prove, né il punteggio singolarmente riportato, né, addirittura, l’ateneo presso il quale hanno sostenuto la prova e la specifica graduatoria impugnata, priva il giudice della possibilità di controllare la concreta e individuale pretesa vantata dai singoli (per tutte, Cons. St., sez. VI, 4 febbraio 2008, n. 301) e, quindi, l’effettiva sussistenza delle condizioni di ammissibilità del ricorso, anche alla luce del principio del contraddittorio e con particolare riguardo all’effettiva esistenza di un interesse ristorabile per effetto dell’accoglimento delle pretese fatte valere in giudizio.
Per effetto della riscontrata inammissibilità del ricorso di primo grado, la sentenza impugnata deve essere annullata senza rinvio, con conseguente improcedibilità dell’appello incidentale.
Le spese di entrambi i gradi del giudizio possono essere compensate tra le parti.
P.Q.M.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Sesta, accoglie l’appello e per l’effetto in riforma della sentenza di primo grado dichiara inammissibile il ricorso introduttivo e improcedibile l’appello incidentale.
Spese compensate.
Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa.
Così deciso in Roma, il 3 febbraio 2009 dal Consiglio di Stato, in sede giurisdizionale - Sez.VI - nella Camera di Consiglio, con l'intervento dei Signori:
Claudio Varrone Presidente
Paolo Buonvino Consigliere
Aldo Fera Consigliere
Roberto Garofoli Consigliere
Roberta Vigotti Consigliere est.

domenica 8 marzo 2009

Numero chiuso per le farmacie: 8 milioni di euro per comprare la licenza


Non solo medici e odontoiatri. Il "numero chiuso" in Italia coinvolge tante categorie. A cominciare da notai, farmacisti e tassisti. Riteniamo che le barriere create in questi settori siano in contrasto coi principi di concorrenza e libero mercato dell'Unione Europea. In effetti negli ultimi anni è cambiato qualcosa (autoscuole, tariffe forensi, liberalizzazione taxi) ma tanto resta ancora da fare. E ancora una volta la soluzione dei problemi nazionali potrebbe venire dai giudici europei...

La Corte di Giustizia delle Comunità europee, ad esempio, ha in cantiere parecchie cause sulla liberalizzazione delle farmacie (fra i tanti il caso Grisoli, ricorso C-315/08, che riguarda il problema del "numero chiuso" e della distanza minima tra farmacie). Nei prossimi giorni approfondiremo l'argomento con un'analisi del ricorso.
Intanto pubblichiamo un servizio di Ballarò - mandato in onda il 3 marzo 2009 - su farmacie, banche, assicurazioni e tassisti. Tra le altre cose apprendiamo che in Italia per acquistare una farmacia in alcuni casi servono 8 milioni di euro...

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-885bb497-d4c8-4229-aaa6-71ee5dcd7b3c.html

mercoledì 4 marzo 2009

Numero chiuso, la proposta del Comitato

Il dramma del "numero chiuso" a Odontoiatria e Medicina si sta consumando tra l'indifferenza generalizzata dei politici italiani. Il Consiglio di Stato, ultima speranza per molti ricorrenti, finora ha respinto i ricorsi presentati dagli esclusi.

Il Parlamento si è interrogato a lungo sui pregi e i difetti di questo sistema di selezione, basato su un test a risposta multipla stile "rischiatutto", ma finora non sono stati compiuti passi concreti. Il Governo e la maggioranza vogliono fare credere all'opinione pubblica che il numero chiuso sia inevitabile, che sia l'unico antidoto contro la disoccupazione post-laurea, che l'Europa lo voglia...

Sciocchezze. In primo luogo si deve spiegare perché alcuni corsi come Medicina e Odontoiatria sono a numero chiuso ed altri come Biologia, Giurisprudenza e Lettere non lo sono. Solo il mercato è in grado di dire il numero preciso di medici e di odontoiatri che serviranno in futuro. Ogni contingentamento artificiale crea distorsioni inaccettabili. In realtà il numero chiuso nelle professioni sanitarie è la vittoria di una lobby. Il vero motivo per cui è stato attuato è la tutela dei loro interessi corporativi. Il protezionismo, magari adottato col pretesto di tutelare l'occupazione, è il modo migliore per imbrigliare la società e creare rendite di posizione inaccettabili.

E non si dica che lo Stato non ha i fondi necessari per consentire l'iscrizione di tutti questi aspiranti medici... E' un pretesto. Infatti tali norme sono state imposte anche alle università private e straniere che operano in Italia senza dipendere dai finanziamenti statali. Evidentemente si vuole restringere il mercato e non tutelare gli interessi dello Stato.

In pochi hanno capito l'assurdità di questo sistema. Tra i parlamentari vogliamo però citare l'on. Pina Picierno (nella foto) che ha coraggiosamente sollevato il problema con numerosi interventi in Parlamento. L'on. Picierno, ministro ombra del Pd per le politiche giovanili, ha messo il dito nella piaga: la politica non può lavarsi le mani e aspettare che siano i giudici a decidere il destino di centinai di aspiranti medici e odontoiatri. Occorre agire.

Il Comitato ha apprezzato l'iniziativa dell'on. Picierno e vuole approfittarne per lanciare una proposta innovativa e concreta che garantisca l'accesso universitario senza compromettere le casse dell'erario.

Chiediamo:

  1. che le università statali possano decidere, in relazione alle proprie infrastrutture, se ammettere studenti in soprannumero (in aggiunta, cioè, a quelli che hanno superato il test) imponendo loro il pagamento di un contributo straordinario attraverso cui fare fronte ai maggiori costi derivanti dallo sforamento del numero chiuso (assunzione di nuovi docenti, acquisto attrezzature, affitto locali in cui svolgere le lezioni...). In questa maniere gli atenei potrebbero autofinanziarsi assumendo nuovi docenti e promuovendo la ricerca scientifica.
  2. che le università private possano innalzare il numero dei propri iscritti senza dover rispettare il contingentamento nazionale imposto dal Miur. Se un ateneo privato dimostra di avere le strutture per accogliere un numero maggiore di studenti deve essergli consentito di allargare la propria offerta formativa.


Proponiamo, in sintesi, di rivoluzionare il "numero chiuso". Trasformarlo da limite a strumento di tutela per le fasce più deboli della popolazione. Il superamento del test consentirebbe di accedere all'università a "prezzi politici", come avviene attualmente (tasse di iscrizione inferiori al costo del servizio). Per gli ammessi, quindi, non cambierebbe nulla: continuerebbero a pagare le tasse che hanno sempre pagato. Viceversa, per gli altri, l'iscrizione, prima esclusa, diventerebbe possibile, ma solo a "prezzo pubblico" (tasse di iscrizione equivalenti al costo del servizio). Gli esclusi del test avrebbero quindi l'opportunità di frequentare ma solo pagando all'Ateneo il costo reale sostenuto per la loro immatricolazione.
In sintesi chiediamo l'istituzione di un doppio binario e il passaggio da un sistema universitario a "prezzo politico" a un sistema a "prezzo pubblico". Per questo è necessario modificare la legge 264/99 ("numero chiuso") e l'art. 5 del dpr 306/97 (contribuzione studentesca limitata al 20% del finanziamento statale).

venerdì 12 dicembre 2008

Palermo, in tangenziale vietato superare i 30km/h

ADESSO IL CASO FINISCE DAVANTI AL GIUDICE DI PACE

La viabilità di Palermo ricorda il mondo di Alice nel paese delle meraviglie: ogni cosa è quello che sembra e, contemporaneamente, è anche il suo contrario. Un sistema viario fatto di paradossi, con le vetture che sfrecciano indisturbate a 80 km/h in pieno centro abitato (dove il limite è di 50) ma che non possono superano i 70 nella tangenziale senza rischiare la multa dell'autovelox e il ritiro della patente. Se accadesse a Napoli, Roma o Milano scoppierebbe certamente una rivolta. Non è ragionevole imporre limiti di velocità tanto bassi in una strada che, al contrario, è stata progettata per consentire le alte velocità di percorrenza. A Palermo, purtroppo, le sommosse popolari le organizzazno solo i lsu, non i cittadini comuni...
Ma veniamo al nostro caso. La tangenziale di Palermo si chiama viale Regione siciliana ed è l'incubo di tutti i cittadini. E' una lunga arteria che collega la Palermo-Catania con la Palermo-Sciacca, un percorso obbligato per chi vuole raggiungere Trapani o Messina. Ogni giorno migliaia di automobilisti passano da questa strada. E, mentre guidano, pregano Santa Rosalia che non siano in funzione gli autovelox del Comune...altrimenti la multa è assicurata.
Infatti i limiti di velocità sono talmente bassi (70, 50 e 30 km/h) che a volerli rispettare c'è il rischio di essere travolti dalle altre vetture. Sono limiti impossibili da rispettare e che infatti non vengono rispettati da nessuno. Di conseguenza, ogni volta che la polizia municipale monta l'autovelox, fioccano migliaia di multe (abbiamo chiesto al Comune di fornirci una relazione dettagliata). Grazie a questo scherzetto ogni anno il Comune di Palermo incassa centinaia di migliaia di euro.
Questi limiti di velocità sono anacronistici e anche pericolosi. Sono così irragionevoli che viene il dubbio che siano stati messi con l'unico scopo di spillare quattrini ai cittadini. Viale Regione siciliana ha le caratteristiche tecniche di una autostrada: due carreggiate separata da guard rail, due corsie per senso marcia, corsia di emergenza e rampe laterali.
Inoltre il Codice della strada dice chiaramente che non bisogna andare talmente lenti da intralciare la circolazione stradale. Ed è ovvio che andare a 30, a 50 o a 70 km/h in una strada ad alta velocità di percorrenza significa paralizzare la circolazione e rischiare il tamponamento. In pratica, stando così le cose, i cittadini sono tra l'incudine e il martello. Qualunque cosa facciano hanno sempre torto: se superano i limiti infrangono l'art. 142 del Codice della strada (eccesso di velocità) ma se li rispettano infrangono il sesto comma dell'art. 141, in base al quale il conducente “non deve circolare a velocità talmente ridotta da costituire intralcio o pericolo per il normale flusso della circolazione”.


Per questo il “Comitato costruiamo il domani” e l'associazione “Lo sportello del cittadino onlus” hanno portao la vicenda in tribunale. Abbiamo presentato un ricorso contro una multa fatta a un automobilista che aveva superato il limite di 70 km/h in viale Regione siciliana. L'automobilista, a differenza di altri ricorrenti, ha ammesso di avere superato i limite (viaggiava a 105 km/h) ma ha eccepito la ragionevolezza di questo divieto e ha chiesto al Comune di depositare in giudizio le perizie relative a quel tratto di strada.
Il caso è stato assegnato al giudice di Pace di Palermo, Maria Sofia Cannata, e sarà discusso il 13 marzo 2009. La nostra tesi difensiva è che la discrezionalità del proprietario della strada nel fissare il limite di velocità non può diventare arbitrio ma deve essere supportata da valide ragioni.
In alto due foto di viale Regione siciliana. Nella prima illimite è di 30km/h nella seconda, il luogo dove è stato multato l'automobilista, è di 70.
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Aggiornamento del 21 marzo. Il ricorso è stato respinto con la motivazione che il giudice ordinario non può disapplicare la norma del codice della strada che fissa i limiti di velocità in 70 Km/h per le strade urbane di scorrimento. Nei prossimi giorni impugneremo la sentenza.

mercoledì 12 novembre 2008

Ricorso numero chiuso: in attesa della decisione

E' passato ormai un anno da quando il "Comitato costruiamo il domani" riuniva un gruppo di studenti palermitani e presentava a loro nome un ricorso straordinario in cui ne chiedeva l'immatricolazione ai corsi di laurea di Medicina e di Odontoiatria. Oggi, 12 novembre 2008, i giudici del Consiglio di Stato si sono riuniti in camera di consiglio e hanno deciso sulle nostre richieste. Non sappiamo ancora l'esito del ricorso e potrebbe passare parecchio tempo prima di saperlo. Sei mesi nella peggiore delle ipotesi... poche settimane nella migliore. Comunque vadano le cose vorrei ringraziare tutti i membri del Comitato per il loro impegno e i ricorrenti per la fiducia che hanno riposto nel Comitato.

lunedì 8 settembre 2008

Federalismo e meritocrazia, un connubio obbligatorio.

Alessandro ArcobassoIl rientro dalle località di villeggiatura, la riapertura di scuole ed uffici, la ridefinizione dei palinsesti televisivi si apprestano a scandire i ritmi di una nuova stagione politica che, ancora una volta, vedrà protagonista l’acceso confronto tra nord e sud.

Nonostante passino gli anni e cambino i governi, a tener banco è sempre l’incapacità, tutta meridionale, di generare ricchezza e far fronte alle difficoltà occupazionali e ad un’insoddisfacente qualità della vita. In questo contesto si inserisce quel processo di finanziamento autonomo delle regioni, previsto dall’art. 119 della Costituzione e conosciuto come “federalismo fiscale”, che il Governo si appresta ad attuare.

In parole povere, in un’Italia in cui un lombardo guadagna in media diecimila euro annui in più di un siciliano, i servizi pubblici dovrebbero essere finanziati con i proventi della tassazione locale, quindi senza “aiuti” da parte di altre regioni.Ciò determinerebbe un’ulteriore responsabilizzazione degli amministratori locali, chiamati a “preferire” il rigore all’assistenzialismo, per far quadrare i bilanci, garantire l’erogazione dei servizi pubblici ed ottenere seppur modesti margini di crescita.

Vien subito da chiedersi se il Paese sia pronto ad affrontare questa nuova sfida…Pensando alle regioni meridionali, da siciliano, la mia risposta non può che essere negativa, almeno finché l’accesso alle amministrazioni pubbliche, e alle numerose agenzie ad esse collegate, non divenga il frutto di scelte meritocratiche piuttosto che il semplice prodotto dell’opportunismo politico.Non è un mistero che, in regioni come la Sicilia, molte “aziende partecipate” siano diventate degli stipendifici in cui le spese per il personale superano di gran lunga le entrate. Così come non lo è il fatto che attitudini, competenze e titoli perdano costantemente il confronto con parentele ed amicizie… naturalmente a danno della collettività.

E’ evidente, quindi, che riforme come questa non possano prescindere da assunzioni di responsabilità e scelte a dir poco patriottiche, quali l’abbandono del clientelismo e la reale valorizzazione del capitale umano.In ballo non ci sono soltanto le tasche degli italiani e l’efficienza dei servizi pubblici, bensì i sacrifici, le ambizioni e le speranze di intere generazioni di giovani meritevoli.

domenica 31 agosto 2008

Ricorso numero chiuso: udienza il 12 novembre

Tenete a mente questa data: 12 novembre 2008. E' quando il Consiglio di Stato, massimo organo della giustizia amministrativa, discuterà il ricorso straordinario presentato dal comitato "Costruiamo il domani" per l'abolizione del numero chiuso a medicina e odontoiatria. Pubblicheremo la decisione non appena sarà depositata (in media 3 mesi). I tempi potrebbero tuttavia allungarsi se il Collegio decidesse di rivolgersi alla Corte di Giustizia della Ce.
Per altre info:

venerdì 27 giugno 2008

Numero chiuso a medicina: "subito la sanatoria"

Il Comitato "Costruiamo il domani" ha lanciato un coordinamento che raggruppa i ricorrenti a medicina con lo scopo di sollecitare il Ministero all'adozione di un provvedimento che consenta la loro immatricolazione. Se anche voi condividete questa iniziativa stampate questa pagina e inviatela al Ministero dell'Università, via fax o email:

Fax Ministro: 0697727113
Mail Ministro: segreteria.ministro@miur.it
Mail Sottosegretario: segreteria.pizza@miur.it
* * *
Coordinamento ricorrenti medicina


Alla c.a. del Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca,
on. Mariastella Gelmini
IIl.mo Ministro,
desideriamo sollecitare un Suo intervento per ripristinare la legalità nell'accesso ai corsi di laurea di Medicina e Chirurgia dello scorso settembre.
La sentenza 5986/2008 del Tar Lazio ha accolto il ricorso presentato dall'Udu in cui si chiedeva l'annullamento della graduatoria del corso di Medicina della Sapienza. L'intero sistema universitario rischia adesso di collassare perché nei prossimi mesi gli stessi giudici saranno chiamati a pronunciarsi sui ricorsi relativi ad altri atenei. E' facile immaginare che, senza un intervento legislativo, ci saranno ulteriori annullamenti.
Riteniamo indispensabile, così come auspicato dai magistrati amministrativi, una iniziativa legislativa che ridefinisca la posizione dei soggetti coinvolti e che consenta il superamento di questa fase di incertezza. Riteniamo che l'unico modo per “disinnescare” la vicenda sia quello di predisporre un disegno di legge che permetta l'iscrizione dei ricorrenti a Medicina. Un provvedimento del genere renderebbe giustizia agli esclusi e tutelerebbe il diritto degli altri a proseguire nel proprio percorso formativo. In questo modo i ricorsi pendenti sarebbero dichiarati improcedibili per sopravvenuta carenza d'interesse e l'Amministrazione non si troverebbe costretta ad affrontare ulteriori liti.
Non è una soluzione nuova: è quello che è già successo in passato con l'introduzione del numero chiuso. Già l'art. 5 della legge 264/1999 aveva previsto una moratoria a favore ricorrenti e in questo modo ha scongiurato la paralisi dell'attività didattica. Le chiediamo inoltre di non tutelare solo i ricorrenti che hanno aderito al ricorso Udu, ma anche quelli che hanno partecipato individualmente e quelli che hanno presentato ricorso straordinario al Presidente della Repubblica.
Attendiamo fiduciosi una Sua risposta,
Per il Coordinamento ricorrenti medicina,
Giuseppe Lipari,
Marco Vigini,
Alessandro Arcobasso
* * *
Ipotesi di disegno di legge
Art. 1

1. Sono regolarmente iscritti ai corsi universitari in Medicina e chirurgia, di cui alla legge 2 agosto 1999, n.264, gli studenti che hanno presentato ricorso giurisdizionale o giustiziale per l'ottenimento dell'iscrizione al predetto corso.
2. Sono altresì regolarmente iscritti ai corsi universitari di cui al comma 1 gli studenti che siano stati comunque ammessi dagli atenei alla frequenza dei corsi dell'anno accademico 2007-2008 entro il 31 maggio 2008.
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Per ulteriori informazioni:
costruiamoil domani(AT)libero.it
(AT) = @

sabato 21 giugno 2008

Presentato il primo distributore di Bioetanolo

Dopo esserci interessati all'argomento dei Biocombustibili riceviamo adesso la notizia dell'apertura del primo distribuore di Bioetanolo in Italia. Esso sorgerà nella città di La Spezia, presso il distributore Centro Gas degli Stagnoni ed erogherà biocarburante di seconda generazione.

L'obiettivo e' di introdurre sul mercato 10 mila auto che usano sia benzina sia E85 (miscela 85%-etanolo e 15% benzina).

Il prodotto, proveniente interamente dalla nostra Sicilia, nasce dalle eccedenze alimentari dell'industria vinicola. In Italia fino a al 19 Giugno, data in cui è stato aperto il suddetto distributore, non c'era alcun impianto di rifornimento per questo tipo di carburante.

E' stato reso necesario però porre dei vincoli nelal produzione di tali "biocarburanti": il bioetanolo deve essere prodotto da materie prime non destinate all'uso alimentare e i luoghi dove le biomasse vengono coltivate, l'etanolo prodotto, e quindi dove è utilizzato devono essere il più possibile vicini tra di loro.

Il progetto ha come scopo principale quello di dimostrare la possibilità di sostituire benzina e diesel con bioetanolo di ultima generazione e con costi contenuti. E' iniziato a gennaio 2006 e terminerà a dicembre 2009.


mercoledì 18 giugno 2008

Maxi-ricorso Medicina: Tar annulla graduatorie Roma

Pochi minuti fa è stata depositata la sentenza del Tar Lazio, sezione IIIbis, relativa al maxi-ricorso Udu in cui si chiedeva di annullare i test d'accesso di quest'anno a medicina. I giudici hanno accolto in parte il ricorso annullando i test di Roma (ma non quelli delle altre università italiane perchè il ricorso introduttivo era staat notificato solo all'ateneo capitolino). Bocciate invece le censure di non conformità col diritto comunitario. La decisione è inaspettata. Non è ancora chiaro cosa accadrà a chi è entrato: molto probabilmente il Ministero sarà costretto a emanare un decreto legge per sanare la situazione. Inoltre il Ministero potrebbe appellarsi al Consiglio di Stato. Non appena avremo la sentenza pubblicheremo altri particolari.

giovedì 12 giugno 2008

Petizione contro i posteggiatori abusivi

Gli amici di Palermo Blogolandia hanno lanciato un'iniziativa che per questioni di tempo possiamo pubblicizzare soltanto adesso: una petizione contro i posteggiatori abusivi, una delle piaghe sociali della nostra città.

Scopo dell'iniziativa è invitare il sindaco Diego Cammarata ad impegnarsi per eliminare una delle metodologie di controllo del territorio da parte dei clan mafiosi.

Pertanto vi esortiamo a firmare la petizione online e far sentire la vostra voce.

Grazie dell'aiuto!

domenica 8 giugno 2008

Numero chiuso a medicina: a settembre la decisione del Cds

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/05/31/pa_036ricorso.html


Nel dicembre 2007 il comitato "Costruiamo il domani" ha presentato un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica per chiedere l'abolizione del numero chiuso nei corsi di laurea di Medicina e Odontoitria. Nel ricorso chiediamo l'intervento della Corte di Giustizia europea perchè riteniamo che la legge che istituisce il numero chiuso (l. 264 del 1999) sia in contrasto col diritto comunitario.

Ci aspettiamo una sentenza entro fine settembre. Ecco un articolo della giornalista Valentina Cucinella pubblicato su Repubblica del 31 maggio 2008.

Per altri informazioni sul ricorso controllare i post della sezione "numero chiuso" ed in particolare:

giovedì 5 giugno 2008

Musical di beneficenza


Nei locali di via C.C.5, ad angolo con via Carmelo Onorato (traversa di corso Calatafimi), i ragazzi diversamente abili dell'Associazione Spring Onlus inaugureranno il loro nuovo teatro con un musical di beneficenza.

Con la tua presenza ed un contributo simbolico potresti fare tanto...