martedì 20 marzo 2012

Da Madrid all'Aquila: il Tar accoglie il trasferimento di uno studente di Odontoiatria

Nuova vittoria di Costruiamo il domani nella battaglia per l'abolizione del "numero chiuso". Uno studente italiano di Odontoiatria iscritto all'Uem di Madrid ha ottenuto il trasferimento in Italia, presso l'Università dell'Aquila, grazie a un'ordinanza del Tar Abruzzo.

Il ricorso - redatto dagli esperti di Costruiamo il domani - evidenziava l'illegittimità del bando per il trasferimento di studenti ad anni successivi al primo: l'Università abruzzese metteva in palio parecchi posti ma inspiegabilmente stabiliva che sarebbero stati assegnati esclusivamente agli studenti extracomunitari, col risultato che la maggior parte di questi posti restavano inassegnati per mancanza di richieste. Una decisione in contrasto con le più recenti sentenze del giudice amministrativo, secondo le quali i posti destinati ai corsi a "numero chiuso" devono essere saturati completamente.

Costruiamo il domani ha immediatamente impugnato il bando deducendo l'illogicità della norma e la violazione della legge sul "numero chiuso" (che prevede il test di accesso solo per l'iscrizione al primo anno, non per gli anni successivi). Il ricorrente ha quindi presentato la domanda di trasferimento e ha impugnato anche il provvedimento, emesso alcune settimane dopo, in cui l'Università negava l'iscrizione.

I giudici hanno però accolto le richieste del ricorrente. Lo studente iscritto in una università europea ha il diritto di ottenere il trasferimento in Italia perchè "il trasferimento e la conseguente iscrizione ad anni successivi al primo non presuppone il superamento del test di ammissione e ciò tanto più se il posto rivendicato è rimasto vacante" (Tar Abruzzo, Aquila, I, ordinanza sospensiva n. 1/2012).

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Aggiornamento del 3 agosto 2012.

Chi è interessato all'argomento può consultare anche questo link, relativo a una nostra iniziativa analoga che scadrà il 10 agosto 2012.

http://costruiamoildomani.blogspot.it/2012/08/ricorso-per-il-trasferimento-in-italia.html

domenica 18 marzo 2012

Numero chiuso, a breve la sentenza della Corte europea

La battaglia di Costruiamo il domani contro il “numero chiuso” si avvia alla conclusione. La partita si gioca davanti la Corte europea dei diritti dell'uomo, a Strasburgo (ecco un articolo che parla di noi, apparso il 12 luglio 2011 sui giornali del gruppo "Quotidiano nazionale", gli unici che, insieme al sito web "blitz quotidiano", si sono occupati della vicenda...). Il Governo italiano ha replicato al ricorso del comitato che, a sua volta, ha risposto con una breve memoria. Adesso, dopo questo breve "scambio epistolare", il fascicolo passa ai giudici della seconda sezione. La legge italiana sul “numero chiuso” viola la Cedu? Lo scopriremo quando i giudici depositateranno la sentenza. Fra pochi mesi.

I ricorrenti hanno chiesto il risarcimento dei danni e l'iscrizione in sovrannumero ai corsi di Medicina e Odontoiatria.

Il "numero chiuso" italiano non si basa su motivazioni organizzative (garantire la qualità dei laureati) ma su motivazioni occupazionali di sapore corporativo (limitare il numero dei futuri laureati garantendo una rendita di posizione a chi già possiede quel titolo). La legge n. 264/99 impedisce alle università statali e private che hanno le infrastrutture di innalzare a piacimento il numero dei posti. Tutto ciò rappresenta - ad avviso di Costruiamo il domani - una violazione del diritto all'istruzione garantito dalla Cedu e delle norme comunitarie in materia di concorrenza.

(aggiornato alle 19.01 del 19 marzo 2012)

venerdì 28 ottobre 2011

"Anonimo chiama anonimo", cambiano le regole per commentare il blog

Il blog cambia metodo per l'inserimento dei commenti. Da oggi sarà obbligatorio inserire il proprio account Google. Abbiamo deciso di introdurre questa novità perchè eravamo stanchi di leggere utenti anonimi che commentavano commenti rilasciati da altri utenti anonimi. Il blog era diventato un vero e proprio bazar, in cui era difficile farsi capire. Da oggi chi vuole commentare dovrà inserire i dati del suo account google, oppure crearsene uno (procedura semplicissima, bastano 5 minuti). In questo modo sarà più semplice discutere.

Come al solito, anche stavolta i commenti non saranno soggetti ad approvazione preventiva. Vi invito tuttavia a evitare frasi ingiuriose e a non pubblicare notizie che ledono l'onore altrui, per non costringermi a fare il censore (ruolo che odio).

Siete avvertiti. :-)

domenica 23 ottobre 2011

Ricorso alla Corte europea, tempo scaduto per le deduzioni

A Strasburgo, sede della Corte europea dei diritti dell'uomo, in questi giorni si discute del "numero chiuso" per l'accesso all'università. E' appena scaduto il termine assegnato al Governo italiano per depositare le deduzioni a un ricorso, presentato da "Costruiamo il domani" nel 2009, in cui alcuni cittadini esclusi dai test di Medicina e Odontoiatria denunciavano la violazione dell'art. 2 del protocollo n. 1 della Cedu, in base alla quale "Il diritto all'istruzione non può essere negato a nessuno". Tra qualche giorno la cancelleria trasmetterà al comitato le osservazioni del Governo, per consentire di replicare e avanzare le richieste risarcitorie.

La stragrande maggioranza dei ricorsi non sono comunicati al Governo perchè respinti poco dopo la loro presentazione, in seguito a un esame preliminare che la Corte compie per eliminare i casi manifestamente infondati. Il ricorso di "Costruiamo il domani" ha superato questa fase: dunque è stato ritenuto meritevole di approfondimento.

La strada è ancora lunga, ma da oggi il traguardo è un pò più vicino. Vi terremo aggiornati sugli sviluppi.

martedì 13 settembre 2011

Equipollenza della laurea in Odontoiatria conseguita all'estero

Il "numero chiuso" ha spinto molti italiani a iscriversi nelle università europee, specialmente spagnole e rumene, per ottenere una laurea con la quale poter esercitare in Italia la professione di medico o di odontoiatra.

Quanto sono "sicure" queste lauree? Il timore di molti studenti (a mio avviso infondato) è che, una volta tornati in Italia, il Ministero della salute neghi il riconoscimento della laurea conseguita all'estero, vanificando in questo modo i loro sacrifici.

Chiariamo subito una cosa: il riconoscimento delle lauree in Medicina e in Odontoiatria conseguite in Europa, grazie alla direttiva 2005/37/CE, è automatico. Il Ministero non può negare il loro riconoscimento, nè tantomeno può richiedere esami integrativi (queste integrazioni, chiamate "misure compensative", invece possono essere richieste se la laurea non è elencata nella direttiva 2005/36/CE).

La direttiva 2005/36/CE indica espressamente le lauree che beneficiano di questo trattamento. In Spagna sono il "Licenciado en odontologia" e il "Licenciado en Medicina y Cirugía", mentre in Romania la "licență de medic dentist" e la "licență de doctor medic". Recentemente il "Licenciado en odontologia" è stato sostituito dal "Grado en odontologia": la modifica non è stata recepita dalla direttiva comunitaria ma, essendo i due titoli assimilabili, non si pongono problemi di riconoscimento (vedasi apposito post).

Per ottenere il riconoscimento non è necessario l'iscrizione all'ordine professionale straniero, basta che la laurea in questione sia abilitante (quelle spagnole e rumene lo sono, per sapere se lo sono quelle degli altri Paesi bisogna consultare la direttiva 2005/36/CE e vedere se nelle tabelle, accanto al titolo di studio, è menzionato un "Certificato che accompagna il titolo di formazione", in caso negativo la laurea è abilitante). Nel caso in cui la luarea non lo sia, comunque, non è un problema: il cittadino può abilitarsi nel paese Europeo e poi chuidere il riconoscimento in Italia (o chiedere il riconoscimento in Italia, ma con l'obbligo di sottoporsi a una prova di idoneità).

Ecco la direttiva 2005/36/CE (aggiornata all'adesione della Romania):

http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CONSLEG:2005L0036:20090427:it:PDF

pagg. 113-116 per odontoiatria
pagg. 79-81 per medicina

Il laureato in Spagna e in Romania, dunque, dovrà inviare un'istanza al Ministero della salute corredata da alcuni documenti, seguendo le istruzioni indicate in questo sito:

http://www.salute.gov.it/professioniSanitarie/paginaInterna.jsp?id=92&menu=strumentieservizi

Centinaia di studenti italiani hanno già beneficiato del riconoscimento, con tempi di attesa in alcuni casi inferiori ai tre mesi, come accaduto a questo studente di odontoiatria laureatosi all'università spagnola "Alfonso X El Sabio" (www.guritel.it/icons/guffimg/ARTI/2011/07/25/2011072511A0969300010420081.pdf).


Tuttavia mi è stato riferito che alcuni italiani laureati in Romania non sarebbero riusciti a ottenere l'attestazione in Italia. Se ciò è accaduto, le possibilità sono due: o il richiedente non ha fornito tutta la documentazione chiesta dalla legge - e in tal caso dovrà integrarla - oppure il Ministero è rimasto inadempiente - e in tal caso il ricorrente potrà fare ricorso al Tar per ottenere in tempi brevi il riconoscimento (a patto, ovviamente, che la laurea di cui si chiede il riconoscimento sia elencata nella direttiva 2005/36/CE).

Non fatevi ingannare da chi promette il riconoscimento della laurea dietro pagamento di cifre esorbitanti. Gli esperti di Costruiamo il domani, se necessario, sono a vostra disposizione.
Per ulteriori informazioni potete contattarmi via email:

(aggiornato al 31 marzo 2013)

lunedì 1 agosto 2011

Una legge per limitare lo sconto sui libri (che vergogna!)


Una legge proposta dall'onerevole Ricardo Levi, del pd, e sostenuta da tutti i partiti, ad eccezione dei radicali, limiterà il commercio di libri su internet. Dal 1 settembre, in base a questa norma, gli editori e le librerie non potranno praticare sconti superiori al 15% del prezzo di copertina, elevabili al 25% in casi eccezionali (ossia in apposite campagne promozionionali, che comunque non potranno durare per più di un mese e che in ogni caso non potranno svolgersi a dicembre, mese in cui l'acquisto di libri è maggiore). Ecco il testo definitivo della norma.

I malpensati dicono che questa norma sia stata voluta per impedire ad Amazon, che da poco ha aperto una succursale in Italia, di continuare con i suoi sconti fenomenali, in alcuni casi duperiori al 35%, che hanno portato un pizzico di concorrenza in un mercato che di concorrenza ne aveva veramente poca.

Domanda. I libri non sono bene essenziali, come i farmaci o le materie prime. Non sono monopolio di stato, come le sigarette. Sono prodotti voluttuari, liberamente scambiabili sul libero mercato. E allora per quale motivo lo Stato dovrebbe regolarne il prezzo? Perchè mai si vuole impedire ai consumatori di approfittare dei maggiori sconti resi possibili grazie a internet?

Questa legge costringerà i consumatori a spendere più di quanto farebbero in un mercato concorrenziale. Questo vuol dire inefficienza. Ogni euro risparmiato grazie agli sconti di Amazon, viceversa, potrebbe essere utilizzato dai consumatori per acquistare altri beni, come strumenti tecnologici, vestiti, accessori, viaggi...

L'economista austriaco Ludwing Von Mises l'aveva capito benissimo: il sistema dei prezzi è l'unico modo efficiente per allocare le risorse. I prezzi indicano le preferenze dei consumatori e consentono agli operatori economici di fornire la quantità di beni necessaria (nè più nè meno di quelli chiesti dagli individui). E' impossibile stabilire a priori "il prezzo giusto" di un prodotto. Non può certo farlo il legislatore, non deve farlo. Ecco perchè il sistema sovietico è fallito ed ecco perchè le nazioni comuniste hanno abbandonato la via del socialismo reale.

La rete si sta mobilitando contro questa legge. Chi è interessato può firmare un appello al Presidente della Repubblica promosso da Chicago-blog e dall'Istituto Bruno Leoni cliccando sull'indirizzo in fondo la pagina.

La legge, secondo molti, sarebbe incostituzionale perchè violerebbe la libertà di iniziativa economica stabilita dall'art. 41 della Costituzione, per questo Napolitano non dovrebbe firmarla. Personalmente credo proprio che sia una legge irragionevole e quindi incostituzionale. Spero che Napolitano non firmi. Ma, se per caso dovesse firmare, sono certo che la questione finirà presto in Corte costituzionale e che si farà finalmente chiarezza.

Firma la petizione

venerdì 18 marzo 2011

Crocifisso, alle 15 la sentenza

Tra poche ore - esattamente alle 15 - la Corte europea dei diritti dell'uomo comunicherà l'esito del ricorso presentato contro la sentenza che condannava l'Italia per aver esposto il crocifisso nelle aule. Di sicuro tutti i media ne parleranno abbondantemente.

Vogliamo azzardare un pronostico? Sono convinto che l'Italia vincerà, per ragioni giuridiche. Bandire il crocifisso dalle aule scolastiche sarebbe come censurare la bandiera inglese perchè mostra la croce. E' evidente che il crocifisso in Italia è un simbolo che ha un valore culturale, prima ancora che religioso.

Alcune nazioni, come la Francia, proibiscono i simboli religiosi nelle scuole, nessuno lo nega, ma questo modello non è accettato universalmente in Europa, come dimostrano l'Italia e la Grecia - che provengono da una tradizione differente che valorizza i simboli religiosi. Ne parleremo meglio dopo la sentenza.

Le tesi del prof. Weiler sono molto convincenti. Nell'attesa della sentenza gustatevi il resoconto dell'udienza.

venerdì 4 febbraio 2011

Ultime notizie dal fronte legale



E' passato molto tempo dal mio ultimo post e mi sembra utile fare il punto della situazione sulla vicenda "numero chiuso". Anche nel 2010 i test di ammissione sono stati al centro di mille polemiche per le solite irregolarità.

In tutta Italia sono state presentate decine di ricorsi.

La maggior parte di questi ricorsi - presentati da studenti esclusi dai test di Firenze e Messina - riguardavano essenzialmente vicende locali. A Firenze, ad esempio, gli apiranti medici hanno svolto i test in aule che esponeva la tavola periodica degli elementi. Peccato che alcuni degli 80 quesiti del test riguardavano proprio la chimica e che l'esposizione delle tavole ha creato una discriminazione tra studenti che si trovavano in un'aula con la tavola e studenti che si trovavano in un'aula dove la tavola mancava. Il Tar ha parzialmente accolto il ricorso, ammettendo una parte dei ricorrenti, ossia quelli rimasti fuori per avere sbagliato quei 4 quesiti di chimica che, secondo i giudici, avrebbero potuto essere risolti più facilmente grazie alla tavola.




A Messina, invece, la situazione è più complessa. L'operato dell'Università è stato contestato con alcuni ricorsi presentati al Tar Catania. Per quale motivo? In primo luogo l'Università si è rifiutata di assegnare alcuni posti riservati agli extracomunitari ma rimasti vacanti... per mancanza di extracomunitari. Inoltre, terminata la prova, la commissione concorsuale ha richiamato i candidati in ordine alfabetico per la riconsegna dei compiti: una grave violazione delle norme in materia di segretezza delle prove concorsuali. L'Università di Messina - questo deve fare riflettere - aveva commesso lo stesso errore nel 2006 ed era per questo stata condannata dal Tar Catania con una sentenza che aveva ammesso in sovrannumero una studentessa classificatasi multi punti al di sotto dell'ultimo degli ammessi (Tar Sicilia, Catania, sez. III, n. 1528 del 2008). Bisognerà a questo punto vedere se i giudici siciliani confermeranno il loro precedente del 2008 oppure se cambieranno orientamento.

Anche il Tar Abruzzo in questi giorni ha fatto parlare di sè. Parecchi iscritti ai corsi di Medicina stranieri (prevalentemente Romania) hanno ottenuto il trasferimento all'Università dell'Aquila grazie ad alcune sentenze in cui i giudici hanno affermato che il test di ammissione vale solo per chi intende iscriversi al primo anno, non per chi è iscritto nelle facoltà straniere in anni successivi al primo e chiede un trasferimento in Italia. Il principio è interessante ma si tratta di una sentenza di primo grado: il Consiglio di Stato potrebbe riformarla. In ogni caso gli studenti ammessi grazie a queste sentenze difficilmente verranno cacciati. Quindi per loro si tratta comunque di una vittoria importante.

Complessivamente sembra che, a parte alcune vittorie locali, il sistema "numero chiuso" goda di buona salute. Anche il Consiglio di Stato ha affrontato la questione. Per la verità in maniera abbastanza categorica: i giudici hanno ribadito la validità del "numero chiuso" escludendo che esso possa essere contrario al diritto comunitario o alla costituzione. La sezione II ha affrontato il tema in alcuni ricorsi straordinari presentati da Costruiamo il domani.

Leggiamo uno dei loro pareri:

"La normativa comunitaria richiamata - spiega il Consiglio di Stato nel parere n. 5131/2010 depositato il 23 novembre 2010 - intende porre agli Stati membri obiettivi effettuali che, se conseguiti, risultino idonei a garantire adeguati profili di preparazione teorico pratica nei processi di formazione di tutte le professioni per le quali è sancita la libertà di stabilimento e il riconoscimento della equipollenza delle abilitazioni professionali. In un certo senso, l’adeguatezza degli standard formativi e professionali è la precondizione per realizzare una effettiva parità di posizioni e libertà nel mercato e del mercato. La normativa comunitaria tuttavia non impone un strumentazione specifica per conseguire questi obiettivi; si tratta allora di valutare se la tecnica scelta dal legislatore italiano (quella del numero chiuso o programmato in modo rigido) sia idonea a conseguire questi risultati effettuali o sia incoerente ( e quindi non ragionevole) rispetto alle finalità poste dalla normativa comunitaria. In questa stessa ottica di sistema va collocata la questione relativa all’asserita incostituzionalità del criterio del fabbisogno professionale. In linea generale è opportuno sottolineare che le potenzialità formative in campo sanitario non sono funzione delle richieste del mercato ma, in primo luogo, delle esigenze di copertura dei fabbisogni del sistema sanitario nazionale, articolato su base regionale, fabbisogni che rendono esigibile un livello essenziale di cittadinanza di esclusiva competenza statale (art. 177, comma 2, lett. m). Naturalmente la formazione nei singoli Stati membri deve comunque essere idonea a conseguire standard di preparazione adeguati. In questa ottica, la scelta di uno Stato membro di utilizzare lo schema del numero chiuso, superabile attraverso prove selettive organizzate su base di imparzialità e trasparenza, resiste ad un controllo di ragionevolezza e proporzionalità, anche se possono immaginarsi schemi e tecniche diverse. Al riguardo, va osservato che il parallelismo con l’esercizio della professione di farmacista non è del tutto coerente, in quanto in questo settore appare prevalente il profilo commerciale. In ogni caso, la questione è già stata posta e valutata (e respinta) nei suoi profili di costituzionalità (cfr. Sent. n. 338 del 1998 della Corte Cost.) e appare manifestamente inutile riproporla nuovamente".


Il ragionamento del giudice merita il massimo rispetto tuttavia io non penso affatto che la legge n. 264/99 rispetti i dettami della sentenza n. 383 del 1998 (non "338 del 1998" come erroneamente indicato dal Consiglio di Stato), perchè quella pronuncia si limitava a stabilire un principio generale (possibilità di limitare l'accesso universitario, tramite "numero chiuso", per motivi organizzativi) mentre la legge 264 lo ha implementato. Il legislatore, nell'attuazione dei (giusti) principi sanciti dalla Corte costituzionale, si è però lasciata prendere la mano. Ha introdotto un meccanismo sproporzionato volto più a tutelare la rendita di posizione dei professionisti che l'interesse della società.

Non dovrebbe essere il Miur ha stabilire quanti medici servo in Italia, ma il mercato, anche perchè un medico italiano ha il diritto di trasferirsi in altri Paesi europei.

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Quanto resisterà ancora il "numero chiuso"? Impossibile dirlo.

La legge 264/99 è una pessima legge perchè consente al Miur di contingentare le immatricolazioni tanto negli atenei pubblici che in quelli privati. Qualunque università - dimostrando di avere le attrezzatura necessarie - dovrebbe invece essere messa nelle condizioni di aumentare l'offerta formativa senza interferenze ministeriali. Ma, per quento discutibile, è pur sempre una legge dello Stato.

Bisognerebbe modificarla. Ma la politica di sicuro non muoverà un dito, perchè sono più forti gli interessi di chi già esercita la professione che di tutti gli altri (studenti e consumatori). Tar e Consiglio di Stato, inoltre, hanno già detto la loro sulla legittimità del "numero chiuso". Difficilmente cambieranno idea, almeno nell'immediato.

Penso per cambiare il sistema ci vorrebbe una nuova sentenza della Corte costituzionale, o della Corte di Giustizia dell'Unione europea, o della Corte europea dei diritti dell'uomo. Corte costituzionale e Corte di Giustizia, comunque, non possono pronunciarsi se non a seguito di un rinvio del giudice amministrativo (il quale, come visto, ritiene il rinvio superfluo perchè considera la legge legittima).

Resta la Corte europea dei diritti dell'uomo. Che infatti è stata già sommersa da centinaia di ricorsi. Anche Costruiamo il domani ha presentato i suoi. Gli studenti lamentano la violazione del diritto all'istruzione. Prima di ottenere una sentenza potrebbero passare anni: la Corte esamina per primi i ricorsi relativi alle violazioni più gravi (torture, detenzioni illegittime, diritto alla salute) e poi tutti gli altri. Il diritto all'istruzione è meno urgente rispetto agli altri diritti della Convenzione, nessuno lo nega. Di conseguenze è facile immaginare che questi ricorsi finiranno in fondo agli elenchi.

Tra l'altro i ricorsi potrebbero benisimo essere respinti. Tra gli addetti ai lavori c'è un certo scetticismo. E' stato detto che l'accesso universitario è materia di competenza esclusiva degli Stati e che la Corte europea non può sindacare la validità di un metodo di selezione piuttosto che un altro. Convincere la Corte ad accogliere i ricorsi non sarà semplice. In caso di accoglimento, comunque, il Governo italiano sarebbe costretto a rivedere la legge e a liberalizzare gli accessi.

giovedì 21 ottobre 2010

Test medicina di Firenza, niente ripetizione

La prova non sarà ripetuta: le richieste dei ricorrenti sono dunque state accolte solo in parte. Il Tar Medicina si è pronunciato sul ricorso presentato dall'Udu contro l'Università di Firenze per l'annullamento dei test di medicina svoltisi a settembre. La prova non sarà ripetuta, come chiesto dall'Udu, ma in compenso alcuni dei ricorrenti potranno iscriversi in sovrannumero.

I giudici hanno spiegato che nel verbale della Commissione straordinaria dell’Università di Firenze risulta che in quattro quesiti “lo studente avrebbe potuto trovare vantaggio dalla visione di una Tavola Periodica degli elementi” e di conseguenza hanno decretato l'ammissione con riserva di chi, rispondendo positivamente a quei quesiti, avrebbe raggiunto un punteggio utile ai fini dell’ammissione.

L'udienza definitiva - questa infatti è solo una pronuncia cautelare - è fissata per il 12 gennaio. Intanto alcuni ricorrenti (per la precisione una decina sui 40 totali) potranno frequentare le lezioni.

http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Firenze/Sezione%201/2010/201001465/Provvedimenti/201000927_05.XML


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Il nostro commento
(aggiornato al 23 ottobre)

La ripetizione dei test sarebbe stata sproporzionata: lo avevamo detto a chiare lettere nel post precedente. I giudici hanno scelto la via più saggia. Hanno infatti bilanciato i diritti di chi è rimasto escluso per pochi punti con quelli di di chi invece è già entrato.

La nostra unica perplessità riguarda il criterio utilizzato per decidere quali ricorrenti ammettere. Il Tar ha decretato l'iscrizione in sovranumero di quei ricorrenti che raggiungerebbero un punteggio utile ai fini dell’ammissione nel caso in cui si dessero come positivamente risolti i quattro quesiti di cui al citato verbale, ancorché nel corso della prova i ricorrenti stessi non li abbiano risolti o abbiano risposto in maniera errata.

Il ragionamento dei giudici non ci convince. Il tribunale ipotizza che tutti i ricorrenti, avendo avuto la possibilità di consultare le tavole, avrebbero risposto esattamente ai quattro quesiti. Ma ciò è scorretto perchè, come detto prima, non basta la consultazione della tavola per risolvere correttamente a un quesito di chimica, allo stesso modo che non basta avere una tavola pitagorica per risolvere correttamente una moltiplicazione a due cifre. Un individuo privo di buone basi chimiche infatti non sarebbe in grado di giovarsi della tavola periodica.

Le tavole periodiche hanno minato la par condicio tra candidati? Allora la soluzione da adottare era solo una: annullare i quattro quesiti e stilare una nuova graduatoria attraverso cui decidere quali ricorrenti hanno diritto all'iscrizione in sovrannumero. Lo prescrive la regola della conservazione degli atti giuridici ("utile per inutile non vitiatur"), secondo la quale il vizio di un atto giuridico non si ripercuotere sulle parti dell'atto non coperte dall'invalidità.

Sulla base di queste argomentazioni l'Avvocatura generale dello Stato potrebbe impugnare la sospensiva presso il Consiglio di Stato.

venerdì 17 settembre 2010

Test medicina di Firenze, il 29 settembre l'udienza




Secondo il Miur non si può annullare un test di ammissione solo perchè in alcune delle aule occupate dai candidati c'era una tavola periodica degli elementi.

La vicenda è nota. Il 2 settembre si svolgono i test per l'ammissione a Medicina. A Firenze succede qualcosa di inaspettato: gli studenti si accorgono che in alcune delle aule erano appese le tavole periodiche degli elementi. Scoppia lo scandalo. Articoli sui giornali, accuse, polemiche, rabbia. La protesta divampa sulla rete.

Il sindacato studentesco Udu presenta ricorso al Tar Toscana per annullare la graduatoria. Il tribunale respinge l'istanza di misure cautelare provvisorie (perché "non sussistono profili di estrema gravità e urgenza") e rinvia alla camera di consiglio del 29 settembre.

E' giusto annullare la graduatoria? Noi pensiamo di no.

La tavola periodica non è decisiva per la soluzione dei quesiti di chimica contenuti nel test di quest'anno, allo stesso modo che la tavola pitagorica non è determinante per la soluzione delle operazioni di aritmetica. La tavola periodica era del tutto inunfluente in almeno 8 degli 11 quesiti.

Ora, per ottenere l'annullamento di un atto non basta dimostrare che esso conteneva dei vizi ma bisogna anche dimostrare che senza quei vizi il ricorrente ne avrebbe avuto un'utilità concreta (prova di resistenza). Viceversa, se si ammettesse la possibilità di annullare un atto in presenza del più piccolo difetto - a prescindere da un vantaggio concreto e attuale per il ricorrente - praticamente non sarebbe più possibile emanare alcun provvedimento amministrativo.

La scelta delle aule è stata inopportuna, nessuno lo nega, ma dal nostro punto di vista non è tale da vanificare l'intera procedura.

I ricorrenti che chiedono l'iscrizione in sovrannumero, se vogliono vincere, hanno l'onere di dimostrare che senza le tavole periodiche il punteggio per entrare si sarebbe abbassato a tal punto da consentirne la loro iscrizione, oppure, nel caso in cui si limitino a chiedere la ripetizione dei test, devono dimostrare che la presenza delle tavole ha stravolto l'attendibilità della prova.

Ma entrambe le dimostrazioni sono difficili per lo scarso impatto delle tavole.

Per questo crediamo che sarebbe sbagliato annullare il test. Il numero chiuso andrebbe abolito perchè la legge 264 viola i diritti umani, ma il test di Firenze non va annullato.

L'ultima parola spetta ovviamente al Tar Toscana. Vi terremo informati

sabato 28 agosto 2010

Numero chiuso, ricorsi più difficili col nuovo codice

Tra pochi giorni si svolgeranno i test di accesso all'università ma quest'anno per gli esclusi le cose si complicano. Dal 16 settembre entra in vigore il “codice del processo amministrativo” che detta nuove regole per la presentazione dei ricorsi. E il fenomeno del “forum shopping”, che in passato ha consentito a parecchi studenti di coronare il loro sogno, rischia di finire.

Per “forum shopping” si intende il fatto che il ricorrente sceglie il foro – ossia il tribunale – a cui rivolgersi. Questo permette di presentare il ricorso nella sede che si ritiene più “favorevole”. Non perché alcuni magistrati siano più comprensivi di altri, ma perché tribunali diversi a volte interpretano la stessa norma in maniera differente. Dunque in alcuni casi è possibile vincere a tavolino una causa semplicemente indirizzandola a un tribunale che in passato ha deciso una identica situazione in modo favorevole al ricorrente.

Qualcuno a questo punto storcerà il naso. Che giustizia è quella che permette ai tribunali di interpretare la legge in maniera differente? Sarebbe una conclusione errata. Infatti, premesso che la giustizia non è infallibile perchè è governata da uomini, esistono meccanismi efficaci per limitare questo inconveniente. La giustizia amministrativa italiana ha infatti due gradi di giudizio: Tar e Consiglio di Stato. Quindi le sentenze del Tar possono essere impugnate davanti al Consiglio di Stato, con il risultato che in linea di massima le norme sono interpretate in maniera uniforme. Il giudice di primo grado, inoltre, tende a conformarsi con gli orientamenti del Consiglio di Stato per non farsi riformare le sentenze.

Tuttavia – questo è il vero problema – nel processo amministrativo a volte basta ottenere una misura cautelare (cioè un provvedimento provvisorio concesso al ricorrente in attesa della sentenza) per vincere l'intera causa. E' quello che capita proprio in materia di "numero chiuso". Infatti, per costante giurisprudenza, una volta che uno studente è stato iscritto con misura cautelare è molto difficile espellerlo (l'Università, in seguito ad annullamento della misura cautelare, potrebbe infatti revocare l'immatricolazione ma il ricorrente, presentando un ricorso per motivi aggiunti, probabilmente otterrebbe la sospensione di quell'atto, come già successo in altri casi, tra cui Tar Lazio, sez. IIIbis, ordinanza sospensiva del 20 luglio 2010, n. 3378).

L'anno scorso alcuni avvocati si sono accorti che il Tar Catania era più favorevole per presentare i ricorsi contro il numero chiuso. In pochi mesi hanno presentato decine di ricorsi ottenendo misure cautelari per ricorrenti di tutta Italia. Il tribunale siciliano, pur ritenendosi incompetente per territorio, ha deciso di accogliere le richieste dei ricorrenti al fine di tutelare il loro diritto allo studio, in conformità con la prevalente giurisprudenza del consiglio di Stato.

Gli avvocati sapevano che il tribunale al quale si stavano rivolgendo non era competente e che dunque l'Avvocatura dello Stato, in seguito a uno strumento chiamato “regolamento di competenza”, avrebbe ottenuto il trasferimento dei ricorsi al Tar del Lazio, ma contavano sul fatto che, dopo aver ottenuto l'iscrizione dal Tar Catania, sarebbe stato difficile cacciare i ricorrenti.

A partire dal 16 settembre tutto ciò è praticamente impossibile.

L'art. 15, comma 2, del codice del processo stabilisce infatti che: “Quando è proposta domanda cautelare il tribunale adito, ove non riconosca la propria competenza [...] non decide su tale domanda” ma indica al ricorrente il tribunale competente oppure, in caso di dubbio, chiede d'ufficio il regolamento di competenza.

In linea di massima sono d'accordo con questa riforma – il meccanismo del forum shopping creava ingiustizie evidenti – tuttavia mi dispiace che a farne le spese siano tanti ricorrenti che in futuro non avranno più la possibilità di beneficiare dell'orientamento del Tar Catania. Il nuovo codice rafforza invece la competenza del Tar Lazio che finora ha respinto quasi tutti i ricorsi presentati contro i test.

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Per approfondire le novità del codice:
http://www.giustizia-amministrativa.it/documentazione/studi_contributi/2010_7_Sandulli.pdf

mercoledì 30 giugno 2010

Crocifisso nelle scuole, resoconto dell'udienza

Soltanto il Presidente della Corte, Jean Paul Costa, era a suo agio. La tensione si sentiva nelle voci degli avvocati e degli altri soggetti che sono intervenuti per difendere il Governo italiano.

Nicolò Paoletti e sua figlia Natalia, avvocati della ricorrente, hanno ribadito le tesi già evidenziate in primo grado. Hanno contestato le "accuse" di ateismo mosse alla loro cliente (che invece si definisce laica). La croce, a loro dire, viola il dovere di laicità dello Stato perchè evidenzia un atteggiamento di preferenza verso una religione rispetto alle altre. Citano le sentenze della Corte costituzionale in cui si afferma che l'Italia è uno stato laico. Accusano lo Stato italiano di aver mantenuto in vigore norme fasciste.

Il Governo italiano replica con vigore. Gli agenti del Governo evidenziano che l'esposizione della croce è una scelta democratica e che in ciò non c'è nessun intento di indottrinamento (in Italia - a differenza che in paesi come la Francia o la Svizzera - i docenti possono indossare la croce, la kippah o il velo). Ribadiscono che in questo settore lo Stato ha un ampio margine di discrezionalità. Criticano la ricorrente per la sua concezione "negativa" di libertà.

L'unico intervento veramente interessante, comunque, è stato quello di Joseph Weiler, che pubblicherò tra breve in traduzione. Il docente evidenzia che la croce è usata nelle monete nazionali, negli edifici, nelle bandiere di molti stati europei. Oltre metà della popolazione europea vive in stati non laici,come l'Inghilterra. Spiega che nell'inno inglese viene citato Dio. Dunque non si può affermare che il Regno Unito sia una nazione laica. Il sovrano, in quella nazione, è anche capo della chiesa. Nella bandiera nazionale svetta la croce. Ma nessuno dubita che il Regno unito sia una nazione democratica.

L'Italia dunque ha il diritto (ma non il dovere!) di essere uno Stato laico. Bisogna rispettare gli stati laici ma anche quelli che non vogliono esserlo. Weiler dice, ad esempio, che in America chi vuole essere democratico non deve essere religioso. Ma spiega che questa posizione è diversa da quella europea.

"Laicitè" è la posizione della rivoluzione francese. Ma è in contrasto con altre posizioni politiche altrettanto importanti in Europa. Nelle quali si ribadisce che la religione deve avere posto nei luoghi pubblici. Ciò avviene in Inghilterra come anche in Italia.

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Tirando le somme, mi sembra che il Governo italiano sia uscito più forte da questa udienza. Soprattutto per l'ampio e documentato intervento del prof. Weiler (che durante il suo discorso ha indossato la Kippah).

Mi sembra che la difesa di Weiler sia stata molto incisiva, non solo dal punto di vista contenutistico, ma anche da quello formale. Purtroppo non possiamo dire lo stesso per quella italiana. Noi italiani, si sa, non abbiamo un rapporto felice con le lingue straniere (colpa del nostro sistema d'istruzione). Ma alla Corte europea dovremmo mandare gente che sappia parlare perfettamente le lingua della Corte (inglese e francese). E' un biglietto da visita importante. I rappresentanti dei Paesi dell'est europa - che spesso noi italiani consideriamo ingiustamente Paesi meno evoluti - si esprimono fluidamente nelle lingue ufficiali.

Quì bisogna fare autocritica. Il nostro rappresentante, Nicola Lettieri, in sede di replica, ha risposto alle domande dei giudici con un inglese pieno di strafalcioni e una pronuncia "made in Napoli" che certamente non giovato all'immagine del nostro Paese. Il signor Lettieri sarà certamente un giurista di prim'ordine, ma la sua performance linguistica è stata insufficiente ( gli interessati possono consultare il suo intervento, collegatevi al minuto 01:52:40).

Un suggerimento al Governo italiano: vacanze studio in Inghilterra per i nostri agenti. Naturalmente albergo a 5 stelle.

Crocifisso nelle scuole, oggi si riunisce la Corte europea


La Corte europea dei diritti dell'uomo si riunirà oggi, a partire dalle 9,30, per discutere l'appello del governo italiano contro la sentenza che ha condannato l'Italia per aver esposto il crocifisso nelle scuole statali. Il ricorso del nostro Paese è stato realizzato dal prof. Carlo Cardia, docente di diritto ecclesiastico, considerato uno dei massimi esperti italiani in materia di libertà di religione.

Non condivido la sentenza della Corte europea e spero che venga riformata dalla Grand Chamber. Per due motivi.

In primo luogo i giudici di Strasburgo hanno considerato il crocifisso esclusivamente come simbolo religioso, dimenticando il suo significato "tradizionale" e "culturale". La croce, fin dai tempi dell'imperatore Costantino, è stata utilizzata come simbolo delle legioni. Col passare dei decenni è diventata simbolo della romanità. Oggi non è solo il simbolo del cristianesimo, ma in generale dell'Occidente, allo stesso modo per cui la mezzaluna non è solo il simbolo dell'Islam ma anche dell'Oriente (ecco perchè paesi laici come la Turchia utilizzano la mezzaluna nella loro bandiera). A riprova di ciò bisogna considerare che le ambulanze, in Occidente, espongono il simbolo della croce mentre in Oriente quello della mezzaluna. Nessuno oggi può sostenere che tali simboli sono discriminatori.

La Corte, inoltre, ha ritenuto che l'esposizione della croce abbia finalità di indottrinamento perchè era stata introdotta dal fascismo in omaggio della religione cattolica. Ma ormai il fascismo è acqua passata e, nel nuovo quadro costituzionale, l'esposizione della croce non ha più quel significato.

In secondo luogo ho l'impressione che la Corte abbia rinnegato un precedente della Grand Chamber nel quale si prendeva atto del fatto che in Europa esistono approcci diversi sul problema dei simboli religiosi e che uno stato ha ampia discrezionalità in questa materia (si veda il caso Leyla Sahin v. Turkey, in cui la Turchia era stata assolta per aver proibito il velo nelle sue scuole per impedire discriminazioni a danno dei non musulmani).

Ora, mi pare evidente che in Europa esistono almeno due atteggiamenti nei confronti del fenomeno religioso. Da una parte ci sono Paesi "laici in senso stretto" - come la Francia e la Turchia - che ne bandiscono i simboli (in Francia, ad esempio, è proibito indossare amuleti, bracciali, collane o altri accessori che abbiano un significato religioso). Dall'altra abbiamo nazioni, come l'Italia, che potremmo definire invece "pluralisti", in cui vi è un atteggiamento più conciliante nei confronti dei simboli sacri (di tutti i simboli, non solo di quelli appartenenti alla religione maggioritaria). In questi paesi lo studente può entrare in classe con una croce al collo, con la kippah oppure con il velo, senza alcuna discriminazione.

Dunque l'errore della Corte, dal mio punto di vista, è stato quello di aver voluto imporre il modello francese in Italia, e di aver visto nella Croce un simbolo religioso imposto per fini di indottrinamento.

Mi auguro che i 17 giudici della Grand Chamber ribaltino la sentenza, ma non è affatto scontato che ciò avvenga (non dobbiamo dimenticare che in primo grado l'Italia è stata condannata all'unanimità da una camera composta da 7 giudici). Di questo passo dovremo vietare la rappresentazione della natività nelle scuole elementari o rimuovere le croci dalle cattedrali e dai cimiteri. In ogni caso penso che, se la Corte confermerà la sua sentenza, l'Italia dovrà rimuovere i crocifissi oppure arriveranno migliaia di ricorsi e sarà costretta a pagare una cifra esorbitante. Senza considerare il rischio di essere espulsi dal Consiglio d'Europa (organizzazione internazionale composta da 47 Paesi che hanno dato vita alla Convenzione) e dall'Unione europea.

Il link dell'udienza.

mercoledì 9 giugno 2010

"Numero chiuso" farmacie, la Corte di Giustizia: "limiti legittimi solo se giustificati da esigenze di pubblico interesse"

La Corte di giustizia delle Comunità europee ha emesso una sentenza sul "numero chiuso" delle farmacie spagnole. I giudici, nel caso Perez e Gomez (causa C-570/07), hanno affermato che la normativa spagnola "in linea di massima" non viola la libertà di stabilimento garantita dal diritto comunitario.

Nelle Asturie, in pratica, si può aprire una farmacia solo ogni 2.000 abitanti, a patto che la nuova sede sia posizionata ad almeno 250 metri di distanza dalle altre. La Corte ha affermato che questa normativa è "in linea di massima" legittima, a condizione che non impedisca, nelle zone con caratteristiche demografiche particolari, l’apertura di un numero sufficiente di farmacie.

Saranno ora i giudici spagnoli, alla luce di queste indicazioni, a decidere se la normativa ostacola questo obiettivo e se il signor Perez ha diritto ad aprire la propria sede nelle Asturie.

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Federfarma, federazione dei titolari di farmacia, festeggia la sentenza. A suo dire il sistema italiano per l'assegnazione delle sedi farmaceutiche è in linea con quanto stabilito dalla Corte. Ma ne siamo proprio sicuri?

In Spagna le sedi farmaceutiche vengono assegnate annualmente, con procedura automatica, mentre in Italia passa molto più tempo e la procedura è fortemente discrezionale. Forse troppo. Al punto che c'è il rischio che la pubblica amministrazione possa decidere di limitare l'apertura di nuove farmacie al fine di garantire maggiori introiti alle farmcie operanti nel mercato.

Nel caso Grisoli (C-315/07), relativo alla legge sulle farmacie in Italia, la Corte di Giustizia dovrà rispondere a un quesito simile a quello sottoposto dai giudici spagnoli. Ma stavolta il contesto normativo è differente.

Il Consiglio di Stato, autore del rinvio, ritiene che la normativa italiana, per come è strutturata, sia sproporzionata rispetto all'obiettivo di garantire la diffusione uniforme di farmacie sul territorio. Argomentazioni simili sono state avanzate in un rinvio del Tar campania (caso Rubano, C-60/09).

E' possibile che in questi casi la Corte ribadisca semplicemente quanto affermato per le farmacie spagnole, lasciando poi al giudice italiano di valutare, in concreto, se la legge italiana impedisce l'apertura di un numero sufficiente di farmacie.

Tuttavia la Corte stavolta potrebbe anche spingersi oltre (ce lo auguriamo!) e sancire l'illegittimità per tutte le normative - come quella italiana - che prevedono farraginosi meccanismi per l'adeguamento delle piante organiche, al punto da impedire il tempestivo adeguamento delle sedi al mutare delle condizioni demografiche e morfologiche del territorio.

Ecco la sentenza.

Per comprendere il ragionamento dei giudici è utile leggere le conclusioni dell'avvocato generale.

martedì 1 giugno 2010

Numero chiuso, la Commissione Ue all'Italia: aumentate i posti

Il 1 giugno 2010, alle ore 11,14, il Parlamento europeo ha discusso una petizione inviata dal sottoscritto, Giuseppe Lipari, in cui si sosteneva che il "numero chiuso" a Medicina e Odontoiatria ha effetti anticoncorrenziali e che dunque viola le norme comunitarie in materia di concorrenza.

La Commissione europea, interpellata dal Parlamento, ha risposto di condividere le nostre osservazioni e quelle dell'Antitrust e ha raccomandato all'Italia che il numero dei posti sia ampliato ma, tuttavia, ha ammesso di non avere (purtroppo!) gli strumenti giuridici per intervenire direttamente.

La cosa importante, al di là del risultato, è che in Europa si sia parlato del problema e, soprattutto, che anche la Commissione abbia condiviso il parere dell'antitrust di cui abbiamo parlato tante volte nel nostro blog.

Il Comitato Costruiamo il domani continuerà a vigilare seguendo i numerosi ricorsi presentati al Consiglio di Stato e alla Corte europea dei diritti dell'uomo. Il nostro obiettivo è una modifica delle legge al fine di consentire agli italiani di studiare in Italia senza doversi trasferire in altri paesi europei dove non esiste il "numero chiuso". Gli strumenti per superare la logica del "numero chiuso" ci sono: finora è mancata la volontà di metterli in atto.

Speriamo che la nostra classe dirigente, prima o poi, si decida a intervenire.

- - - Alleghiamo il filmato della seduta. Buona visione - - -