Vicenda nota. Un cittadino italiano aveva chiesto al Ministero della Salute il riconoscimento della qualifica professionale di odontoiatra conseguita all'università statale di Oradea, in Romania. Dopo parecchi mesi aveva ricevuto un diniego, a dire il vero con motivazioni poco convincenti.
Il cittadino si rivolgeva a "Costruiamo il domani" e presentava ricorso al Tar Lazio.
Il Ministero, pochi giorni dopo aver ricevuto il ricorso, accoglieva il riconoscimento. Ma la causa al Tar ovviamente proseguiva. I giudici, informati dal ricorrente della "cessata materia del contendere" (ossia del fatto che il riconoscimento era stato accolto), condannavano il Ministero a pagare 1.000 euro al ricorrente.
Questa sentenza è una risposta a quanti pensano che di fronte all'inerzia della Pubblica Amministrazione l'unica alternativa sia cercare una scorciatoia. Le scorciatoie sono moralmente inaccettabili e soprattutto inutili. Siete convinti di aver subito un'ingiustizia? Trovatevi un buon consulente legale ed esponete il problema. Si fa prima. Se ci sono i presupposti, ricorrete al Tar. E' più semplice. Il problema, dal mio punto di vista, è che spesso il cittadino rinuncia a rivolgersi al Tar per paura di una eventuale sconfitta. Pensa a quello che potrebbe perdere in caso di rigetto (costi del ricorso) e non ha quello che ha già perso (il diniego del diritto). Il cliente vorrebbe sentirsi inoltre dire che la sua causa sarà sicuramente vinta. Atteggiamento sbagliato. Intanto perché le cause vinte in partenza, salvo casi eccezionali, non esistono.E poi perché ci sono casi in cui, nonostante la possibilità di vittoria non sia elevatissima (diciamo intorno al 50%), conviene comunque fare ricorso perché la posta in gioco è talmente alta che vale la pena rischiare.
Invece mi è capitato di tanti cittadini che - di fronte a cause in cui la possibilità di vincere era molto superiore - si sono tirati indietro perché avrebbero voluto avere la certezza assoluta. Un atteggiamento del genere è da perdenti.
Il ricorrente odierno, decidendo di presentare ricorso, ha certamente corso un rischio perchè avrebbe potuto perdere ma ha vinto: è stato premiato per la sua perseveranza. Ha ottenuto in tempi record il riconoscimento che gli spettava e in più 1.000 euro di risarcimento. Il messaggio è il seguente: se avete un problema, non restate con le mani in mano, contattate un'associazione dei consumatori o un buon avvocato. Non sperate che l'Amministrazione si ravveda e non temiate che un vostro ricorso possa indisporla. Di fronte a un diniego esiste solo una via: il ricorso al giudice.
Tar Lazio, Roma, III quater, 12 luglio 2012, n. 6349
* * *
Per ulteriori informazioni, potete contattarmi via email al seguente indirizzo:
martedì 17 luglio 2012
domenica 1 luglio 2012
Numero chiuso, al via le nuove regole per il 2012/2013
Il Miur, con decreti del 28 giugno 2012, ha stabilito le modalità di svolgimento dei test di ammissione ai corsi di laurea a "numero chiuso". Quest'anno le graduatorie di ateneo saranno sostituite da 12 graduatorie aggregate, composte da atenei che si trovano nella stessa regione (Sassari e Cagliari) o in zone limitrofe (Palermo, Catania, Messina e Catanzaro). Il numero dei posti per i singoli atenei e le modalità sono consultabili a questa pagina: http://attiministeriali.miur.it/anno-2012/giugno.aspx
I posti di Medicina sono 10.173 e quelli di Odontoiatria 941. Quest'anno sono state introdotto molte novità in merito alle modalità di iscrizione. E' prevista la rinuncia al posto se il vincitore non si immatricola entro un termine molto breve.
Tra pochi giorni gli atenei pubblicheranno i bandi locali.
Che conseguenze avrà la sentenza della Corte costituzionale sulla graduatoria unica nazionale per l'accesso all'università? Per il momento nessuna, ma c'è da scommettere che nei ricorsi di quest'anno tutti i legali eccepiranno l'illegittimità delle graduatorie aggregate, in modo da sfruttare un'eventuale sentenza di incostituzionalità.
I posti di Medicina sono 10.173 e quelli di Odontoiatria 941. Quest'anno sono state introdotto molte novità in merito alle modalità di iscrizione. E' prevista la rinuncia al posto se il vincitore non si immatricola entro un termine molto breve.
Tra pochi giorni gli atenei pubblicheranno i bandi locali.
Che conseguenze avrà la sentenza della Corte costituzionale sulla graduatoria unica nazionale per l'accesso all'università? Per il momento nessuna, ma c'è da scommettere che nei ricorsi di quest'anno tutti i legali eccepiranno l'illegittimità delle graduatorie aggregate, in modo da sfruttare un'eventuale sentenza di incostituzionalità.
venerdì 29 giugno 2012
L'edificio della Corte europea dei diritti dell'uomo: un documentario
"La più alta corte d'Europa, che decide casi che riguardano i diritti umani". Un bel filmato sulla Corte europea dei diritti dell'uomo e il suo avveniristico edificio: 27.000 metri quadrati di uffici, 700 dipendenti, 47 giudici e... tantissimi ricorsi da decidere, tra cui una decina di "Costruiamo il domani" (dulcis in fundo). All'interno c'è anche una sezione in cui viene spiegato come sono gestiti i ricorsi... Magari i tribunali italiani fossero così efficienti!
La legge sul "numero chiuso" rinviata alla Corte costituzionale: ecco perchè non siamo d'accordo
La legge sul “numero chiuso” nelle università è incostituzionale? La recente decisione del Consiglio di Stato ha rinviato la questione alla Corte costituzionale (sezione VI, ordinanza n. 3541 del 2012, pres. Volpe, est. De Nictolis). Personalmente il rinvio mi lascia perplesso e, pur considerando la legge incostituzionale (per quanto poco conti il mio pensiero), penso che il ragionamento dei giudici amministrativi in questo caso sia errato. Non hanno colto nel segno.
Mi scuso, in via preliminare, se il ragionamento che sto per fare apparirà banale ai giuristi e troppo complesso a tutti gli altri. Faccio inoltre una precisazione, prima di essere sommerso dalle email. Se la Corte costituzionale accoglierà le tesi del Consiglio di Stato, il “numero chiuso” resterà in piedi. Cambierà solo che da ora in poi ci sarà una graduatoria unica nazionale. La pronuncia, inoltre, potrà avere utilità per i ricorrenti che attualmente hanno un ricorso pendente davanti al giudice amministrativo, in base alla loro situazione personale (se tra i lettori c'è qualcuno che rientra in questa categoria è pregato di rivolgersi al suo avvocato), non a tutti gli altri. Se avete dubbi o volete esprimere la vostra opinione postate un commento sul blog, non inviate mail personali su questa vicenda perché non vi risponderò.
* * *
Nel merito, ritengo che questa volta il Consiglio di Stato non abbia focalizzato il problema. Impressione personale, magari infondata, ma che nasce da considerazioni precise. La legge sul “numero chiuso” nelle università non prevede la graduatoria unica nazionale, ma neanche la impedisce (art. 4, l. n. 264 del 1999). Il Ministero emette ogni anno, in genere verso giugno, un apposito decreto in cui fissa il numero dei posti e individua le modalità di selezone. Ora, piuttosto che prendersela con la legge n. 264 (che non ha imposto la graduatoria unica nazionale), forse sarebbe stato il caso di prendersela col decreto ministeriale che, nel silenzio della legge, ha fissato le modalità di svolgimento test prevendendo tante graduatorie locali invece che una sola nazionale. Il Giudice amministrativo ha certamente il potere di annullare un simile decreto senza bisogno di rivolgersi alla Corte costituzionale.
Mi sembra che i giudici, contestando la mancata previsione della graduatoria unica nella legge, stiano di fatto invocando l’esistenza di una “riserva di legge assoluta”, ossia dell’obbligo del legislatore di stabilire i principi generali e la normativa di dettaglio per accedere ai corsi di laurea. Ma un simile obbligo essite davvero? La Corte costituzionale, nella sentenza n. 383 del 1998 sul “numero chiuso”, ha negato l’esistenza di una tale riserva, ammettendo invece l’esistenza di una “riserva di legge relativa”, ossia del solo obbligo dello stato di indicare con legge i principi generali, fermo restando che la "normativa di dettaglio" sarà indicato nei regolamenti o nei decreti ministeriali, fonti del diritto di rango inferiore alla legge. La Corte non l'ha detto espressamente, ma l'ha lasciato intendere, perché nel dichiarare costituzionale la normativa italiana sul "numero chiuso" in vigore pprima della 1999 ha invocato l'esistenza di norme comunitarie generiche che non prevedevano una disciplina di dettaglio. In quella sentenza, inoltre, i giudici suggerivano allo Stato, per evitare il contenzioso (e dunque non perchè ritenuto indispensabile), di emanare una legge che regolasse la materia degli accessi in maniera organica. Pochi mesi dopo il parlamento approvò la legge n. 264 del 1999. Ora, come si può rimproverare alla legge n. 264 del 1999 di non avere espressamente impedito le graduatorie di ateneo, quando in realtà in materia di accesso all’università non esiste una riserva di legge assoluta ma una riserva relativa? Dunque il vizio di incostituzionalità non sta nella legge ma semmai nei decreti. Semmai bisognava annullare i decreti ministeriali per violazione degli artt. 3 (ragionevolezza) e 97 (imparzialità e buon andamento dela P.A.) della Costituzione. Non c'era bisogno di contestare la legge che, se proprio doveva essere rinviata alla Corte costituzionale, lo doveva essere per altri profili più gravi indagati nel blog!
Accanto a questa ragione “metodologica” ce ne sono altre sostanziali. Le elenco brevemente:
1) Creare una graduatoria unica, con un sistema di preferenze per cui ogni candidato sceglie in quale sede confluire, è pericoloso perché basterebbe una irregolarità in una sede per annullare la prova a livello nazionale. E le irregolarità – come dimostrano Messina e Catanzaro – non sono affatto rare.
2) Se dovessimo accogliere il principio della graduatoria unica, dovremmo applicarlo anche nei concorsi pubblici in cui i posti vengono assegnati su base regionale, come i più recenti concorsi dell’Agenzia delle Entrate. La Corte costituzionale è pronta a creare un simile scompiglio? La meritocrazia è importante, ma le ragioni organizzative hanno il loro peso. E’ impossibile collocare 70.000 individui in un solo capannone: le graduatorie di ateneo sono il male minore rispetto alla graduatoria unica.
Mi scuso, in via preliminare, se il ragionamento che sto per fare apparirà banale ai giuristi e troppo complesso a tutti gli altri. Faccio inoltre una precisazione, prima di essere sommerso dalle email. Se la Corte costituzionale accoglierà le tesi del Consiglio di Stato, il “numero chiuso” resterà in piedi. Cambierà solo che da ora in poi ci sarà una graduatoria unica nazionale. La pronuncia, inoltre, potrà avere utilità per i ricorrenti che attualmente hanno un ricorso pendente davanti al giudice amministrativo, in base alla loro situazione personale (se tra i lettori c'è qualcuno che rientra in questa categoria è pregato di rivolgersi al suo avvocato), non a tutti gli altri. Se avete dubbi o volete esprimere la vostra opinione postate un commento sul blog, non inviate mail personali su questa vicenda perché non vi risponderò.
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Nel merito, ritengo che questa volta il Consiglio di Stato non abbia focalizzato il problema. Impressione personale, magari infondata, ma che nasce da considerazioni precise. La legge sul “numero chiuso” nelle università non prevede la graduatoria unica nazionale, ma neanche la impedisce (art. 4, l. n. 264 del 1999). Il Ministero emette ogni anno, in genere verso giugno, un apposito decreto in cui fissa il numero dei posti e individua le modalità di selezone. Ora, piuttosto che prendersela con la legge n. 264 (che non ha imposto la graduatoria unica nazionale), forse sarebbe stato il caso di prendersela col decreto ministeriale che, nel silenzio della legge, ha fissato le modalità di svolgimento test prevendendo tante graduatorie locali invece che una sola nazionale. Il Giudice amministrativo ha certamente il potere di annullare un simile decreto senza bisogno di rivolgersi alla Corte costituzionale.
Mi sembra che i giudici, contestando la mancata previsione della graduatoria unica nella legge, stiano di fatto invocando l’esistenza di una “riserva di legge assoluta”, ossia dell’obbligo del legislatore di stabilire i principi generali e la normativa di dettaglio per accedere ai corsi di laurea. Ma un simile obbligo essite davvero? La Corte costituzionale, nella sentenza n. 383 del 1998 sul “numero chiuso”, ha negato l’esistenza di una tale riserva, ammettendo invece l’esistenza di una “riserva di legge relativa”, ossia del solo obbligo dello stato di indicare con legge i principi generali, fermo restando che la "normativa di dettaglio" sarà indicato nei regolamenti o nei decreti ministeriali, fonti del diritto di rango inferiore alla legge. La Corte non l'ha detto espressamente, ma l'ha lasciato intendere, perché nel dichiarare costituzionale la normativa italiana sul "numero chiuso" in vigore pprima della 1999 ha invocato l'esistenza di norme comunitarie generiche che non prevedevano una disciplina di dettaglio. In quella sentenza, inoltre, i giudici suggerivano allo Stato, per evitare il contenzioso (e dunque non perchè ritenuto indispensabile), di emanare una legge che regolasse la materia degli accessi in maniera organica. Pochi mesi dopo il parlamento approvò la legge n. 264 del 1999. Ora, come si può rimproverare alla legge n. 264 del 1999 di non avere espressamente impedito le graduatorie di ateneo, quando in realtà in materia di accesso all’università non esiste una riserva di legge assoluta ma una riserva relativa? Dunque il vizio di incostituzionalità non sta nella legge ma semmai nei decreti. Semmai bisognava annullare i decreti ministeriali per violazione degli artt. 3 (ragionevolezza) e 97 (imparzialità e buon andamento dela P.A.) della Costituzione. Non c'era bisogno di contestare la legge che, se proprio doveva essere rinviata alla Corte costituzionale, lo doveva essere per altri profili più gravi indagati nel blog!
Accanto a questa ragione “metodologica” ce ne sono altre sostanziali. Le elenco brevemente:
1) Creare una graduatoria unica, con un sistema di preferenze per cui ogni candidato sceglie in quale sede confluire, è pericoloso perché basterebbe una irregolarità in una sede per annullare la prova a livello nazionale. E le irregolarità – come dimostrano Messina e Catanzaro – non sono affatto rare.
2) Se dovessimo accogliere il principio della graduatoria unica, dovremmo applicarlo anche nei concorsi pubblici in cui i posti vengono assegnati su base regionale, come i più recenti concorsi dell’Agenzia delle Entrate. La Corte costituzionale è pronta a creare un simile scompiglio? La meritocrazia è importante, ma le ragioni organizzative hanno il loro peso. E’ impossibile collocare 70.000 individui in un solo capannone: le graduatorie di ateneo sono il male minore rispetto alla graduatoria unica.
lunedì 18 giugno 2012
Riconoscimento del titolo di odontoiatra conseguito fuori dall'Ue: Costruiamo il domani ricorre al Tar Lazio
Nuova sfida per Costruiamo il domani. Per la seconda volta siamo costretti a rivolgerci al Tar Lazio.
Abbiamo notificato il ricorso di un cittadino italiano che intende ottenere la convalida del titolo di odontoiatra conseguito fuori dall'Unione europea. Il ricorrente aveva presentato la documentazione per il riconoscimento nel 2011. Da allora, a parte una breve lettera in cui il Ministero della Salute diceva di voler effettuare alcune verifiche, nessuna risposta. Silenzio assoluto. Nè un accoglimento, nè un diniego.
Riteniamo che quest'inerzia sia ingiustificata e che il professionista, alla luce della sua laurea e della sua esperienza professionale conseguita all'estero, meriti la convalida del titolo di odontoiatra.
Per questo abbiamo deciso di notificare un ricorso. Nei prossimi giorni lo depositeremo. Vi terremo informati sulla vicenda.
domenica 10 giugno 2012
Cosa vogliamo
Chi siamo e cosa facciamo
"Costruiamo il domani" è un'associazione indipendente che intende tutelare i diritti fondamentali attraverso iniziative legali e campagne di sensibilizzazione. Crediamo che il diritto all'istruzione sia uno strumento imprescindibile per la tutela della libertà individuale. Crediamo nel libero mercato e nel diritto dell'individuo a scegliere liberamente la propria istruzione e la propria professione. Contestiamo il "numero chiuso" nelle università e nelle professioni. Respingiamo ogni forma di pianificazione dell'economia.
L'associazione fornisce consulenza ai cittadini che hanno subito una violazione dei propri diritti fondamentali, tramite i propri esperti, limitatamente alle materie affrontate nel blog. La partecipazione dei cittadini alle iniziative legali è subordinata al pagamento delle spese.
Il Comitato
scriviacid@gmail.com
"Costruiamo il domani" è un'associazione indipendente che intende tutelare i diritti fondamentali attraverso iniziative legali e campagne di sensibilizzazione. Crediamo che il diritto all'istruzione sia uno strumento imprescindibile per la tutela della libertà individuale. Crediamo nel libero mercato e nel diritto dell'individuo a scegliere liberamente la propria istruzione e la propria professione. Contestiamo il "numero chiuso" nelle università e nelle professioni. Respingiamo ogni forma di pianificazione dell'economia.
L'associazione fornisce consulenza ai cittadini che hanno subito una violazione dei propri diritti fondamentali, tramite i propri esperti, limitatamente alle materie affrontate nel blog. La partecipazione dei cittadini alle iniziative legali è subordinata al pagamento delle spese.
scriviacid@gmail.com
martedì 5 giugno 2012
Nuovo look, il comitato cerca un grafico
Abbiate pazienza per le continue modifiche del blog! Stiamo cercando un punto di equilibrio tra ricchezza di contenuti e facilità di navigazione. Ne approfitto per un appello: saremmo grati se qualche grafico o webmaster ci desse una mano a migliorare il layout del sito. Sarebbe un modo concreto per sostenere le nostre iniziative!
Potete contattarci a questo indirizzo:
sabato 2 giugno 2012
Corte europea, giovedì sentenza su "Europa 7"
Era stata definita "La tv che non c'è". Europa 7 nel 1999 aveva vinto una concessione per iniziare le trasmissioni televisive, ma a causa della mancanza di frequenze libere non era stata in grado di andare in onda. Il suo canale era infatti occupato da due emittenti (Retequattro e Tele+Nero) che, pur non avendo ricevuto la concessione, erano state autorizzate "in via temporanea" a continuare le trasmissioni. Una situazione di stallo che praticamente si è protratta per dieci anni.
L'imprenditore Francesco Di Stefano, dopo un decennio di battaglie legali, si è rivolto alla Corte europea dei diritti dell'uomo per ottenere un risarcimento del danno (le frequenze gli sono state assegnate definitivamente nel 2010). Il ricorrente lamenta la violazione degli artt. 10 (libertà d'informazione), 14 (divieto di discriminazione), 6 (giusto processo) e 1 del protocollo n. 1 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (diritto di proprietà).
Giovedì 7 giugno, alle 10 di mattina, sarà depositata la sentenza, emessa dalla Grande camera (e dunque non impugnabile).
Ho letto la statement of facts e ho visionato l'udienza pubblica del 2011. Mi sono convinto che il nostro Paese ha gestito talmente male la vicenda che probabilmente il ricorso verrà accolto e la Corte fisserà un'ulteriore udienza per liquidare i danni. Dieci anni di ingiustizie si pagano cari. Corriamo il rischio di dover sborsare una cifra più alta dei 49 milioni di euro di Punta Perotti.
giovedì 31 maggio 2012
La legge sul prezzo dei libri viola il diritto comunitario. "Costruiamo il domani” scrive alla Commissione
La legge italiana sul prezzo dei libri discrimina Amazon e le altre imprese europee che operano nel settore. “Costruiamo il domani” ha
inviato una segnalazione alla Commissione europea in cui chiede di avviare un'indagine per stabilire se la
normativa contrasta col diritto comunitario.
La “legge Levi” (n. 128 del 2011) vieta gli sconti
superiori al 15% del prezzo di copertina e impone pesanti limitazioni
alle promozioni (divieto di effettuarle nel mesi di dicembre, durata
massima di un mese, sconto massimo del 25%, facoltà dei rivenditori
di non aderire...). E' stata approvata all'unanimità, un evento
straordinario che evidenzia la bravura dei lobbisti.
Tutti i partiti hanno votato a favore della legge, compresi Lega e Italia dei Valori.
La legge Levi, a nostro
avviso, è una legge iniqua perché irrigidisce il settore sostenendo che una “eccessiva” concorrenza
potrebbe danneggiare il mercato. Le Camere hanno approvato una norma
che avvantaggia i pochi (le piccole librerie indipendenti) per
danneggiare i molti (ossia i consumatori). E' a causa di leggi come
questa che l'Italia cresce meno delle altre nazioni. Provvedimenti
del genere sono un regalo alle imprese meno competitive a un danno
per quelle più dinamiche. Livellano il mercato. Bloccano l'innovazione. Impediscono agli
editori di sperimentare nuove strategia commerciali. Ma perché non
lasciare che siano i consumatori a scegliere il modello di business
vincente?
Non intendiamo convincere
della dannosità della legge Levi, c'è parecchia gente su internet pronta a giurare il contrario, con argomentazioni più o meno
discutibili ma basate invariabilmente sul punto di vista degli operatori, non dei consumatori.
Non siamo contrari al fatto che un editore possa imporre ai
rivenditori il prezzo minimo di vendita. Simili restrizioni, se frutto di un libero accordo tra le parti, possono avere effetti positivi. Il fratto è che in questo caso le limitazioni vengono
praticamente imposte ex lege nei confronti di tutti gli
operatori. Anche di quelli che ne avrebbero volentieri fatto a meno: inaccettabile.
I parlamentari hanno giustificato il
provvedimento con la necessità di limitare lo “strapotere” di
Amazon e della grande distribuzione. Lo hanno affermato nei lavori
parlamentari e ribadito ai giornalisti, tanto che la norma è stata
ben presto soprannominata “legge anti Amazon”. Queste incaute
dichiarazioni basterebbero da sole a concludere che la legge è
contraria al diritto comunitario, dal momento che Amazon e le grandi
catene di distribuzione che operano nel settore dei libri hanno sede
legale in altre nazioni europee e che dunque godono della protezione del Trattato.
Tuttavia, se ciò non
bastasse, esistono alcune sentenze della Corte di Giustizia in base
alle quali le leggi che limitano gli sconti sono state dichiarate illegittime se
avevno come effetto quello di impedire alle imprese di un Paese membro di attuare una politica dei prezzi aggressiva con cui penetrare su un nuovo
mercato. Amazon, al momento dell'entrata in
vigore della legge Levi, aveva aperto da pochi mesi la succursale
italiana e utilizzava sconti superiori 25% per
attirare nuovi clienti. Ci stava riuscendo. L'approvazione della
legge Levi ha impedito questa strategia: Amazon ha dovuto rinunciare
agli sconti e il suo vantaggio competitivo si è ridotto. Ma i veri sconfitti sono i lettori italiani che hanno perso l'occasione di fare acquisti a buon mercato.
martedì 22 maggio 2012
Riconosciuto il titolo di odontoiatra conseguito in Romania, nuova vittoria di "Costruiamo il domani"
Con questo post vorrei rispondere ai tanti scettici che, nei commenti pubblicati in questo blog, hanno messo in dubbio la possibilità di ottenere il riconoscimento automatico del titolo di odontoiatra conseguito in Europa. Alcuni sono arrivati a sostenere - tesi certamente errata - la necessità di superare prove di idoneità e ulteriori esami... Prima di scrivere certe affermazioni bisognerebbe documentarsi.
Alcuni giorni fa un cittadino palermitano laureatosi a Oradea, assistito da "Costruiamo il domani", ha ottenuto il riconoscimento del titolo di odontoiatra e l'iscrizione all'ordine della sua provincia. In un primo tempo le autorità italiane avevano negato l'iscrizione, avanzando perplessità sul percorso formativo intrapreso in Romania. Il Ministero competente chiedeva chiarimenti dal governo di quel Paese circa l'iter formativo del laureato. Il procedimento di riconoscimento veniva sospeso "sine die". Il professionista, insoddisfatto di questa risposta e desideroso di ottenere un rapido riscontro, si è rivolto a "Costruiamo il domani", che ha presentato una diffida e un ricorso al Tar Lazio. Non è stato necessario attendere la prima udienza: il Ministero ci ha scritto informandoci dell'intenzione di riconoscere il titolo. Dieci giorni dopo il provvedimento è stato firmato. Così, dopo un'attesa di nemmeno due mesi, il professionista ha ottenuto l'iscrizione all'ordine professionale e ha potuto iniziare a svolgere la professione per la quale aveva studiato.
Probabilmente, grazie anche a "Costruiamo il domani", da ora in poi i riconoscimenti dei titoli conseguiti in Romania saranno più veloci. Probabilmente non sarà necessario rivolgersi a un'associazione come la nostra o scomodare il Tar (ci speriamo). Tuttavia, in caso di difficoltà, potete sempre contattarci e vi daremo la consulenza necessaria.
dr. Giuseppe Lipari
Alcuni giorni fa un cittadino palermitano laureatosi a Oradea, assistito da "Costruiamo il domani", ha ottenuto il riconoscimento del titolo di odontoiatra e l'iscrizione all'ordine della sua provincia. In un primo tempo le autorità italiane avevano negato l'iscrizione, avanzando perplessità sul percorso formativo intrapreso in Romania. Il Ministero competente chiedeva chiarimenti dal governo di quel Paese circa l'iter formativo del laureato. Il procedimento di riconoscimento veniva sospeso "sine die". Il professionista, insoddisfatto di questa risposta e desideroso di ottenere un rapido riscontro, si è rivolto a "Costruiamo il domani", che ha presentato una diffida e un ricorso al Tar Lazio. Non è stato necessario attendere la prima udienza: il Ministero ci ha scritto informandoci dell'intenzione di riconoscere il titolo. Dieci giorni dopo il provvedimento è stato firmato. Così, dopo un'attesa di nemmeno due mesi, il professionista ha ottenuto l'iscrizione all'ordine professionale e ha potuto iniziare a svolgere la professione per la quale aveva studiato.
Probabilmente, grazie anche a "Costruiamo il domani", da ora in poi i riconoscimenti dei titoli conseguiti in Romania saranno più veloci. Probabilmente non sarà necessario rivolgersi a un'associazione come la nostra o scomodare il Tar (ci speriamo). Tuttavia, in caso di difficoltà, potete sempre contattarci e vi daremo la consulenza necessaria.
dr. Giuseppe Lipari
martedì 20 marzo 2012
Da Madrid all'Aquila: il Tar accoglie il trasferimento di uno studente di Odontoiatria
Nuova vittoria di Costruiamo il domani nella battaglia per l'abolizione del "numero chiuso". Uno studente italiano di Odontoiatria iscritto all'Uem di Madrid ha ottenuto il trasferimento in Italia, presso l'Università dell'Aquila, grazie a un'ordinanza del Tar Abruzzo.
Il ricorso - redatto dagli esperti di Costruiamo il domani - evidenziava l'illegittimità del bando per il trasferimento di studenti ad anni successivi al primo: l'Università abruzzese metteva in palio parecchi posti ma inspiegabilmente stabiliva che sarebbero stati assegnati esclusivamente agli studenti extracomunitari, col risultato che la maggior parte di questi posti restavano inassegnati per mancanza di richieste. Una decisione in contrasto con le più recenti sentenze del giudice amministrativo, secondo le quali i posti destinati ai corsi a "numero chiuso" devono essere saturati completamente.
Costruiamo il domani ha immediatamente impugnato il bando deducendo l'illogicità della norma e la violazione della legge sul "numero chiuso" (che prevede il test di accesso solo per l'iscrizione al primo anno, non per gli anni successivi). Il ricorrente ha quindi presentato la domanda di trasferimento e ha impugnato anche il provvedimento, emesso alcune settimane dopo, in cui l'Università negava l'iscrizione.
I giudici hanno però accolto le richieste del ricorrente. Lo studente iscritto in una università europea ha il diritto di ottenere il trasferimento in Italia perchè "il trasferimento e la conseguente iscrizione ad anni successivi al primo non presuppone il superamento del test di ammissione e ciò tanto più se il posto rivendicato è rimasto vacante" (Tar Abruzzo, Aquila, I, ordinanza sospensiva n. 1/2012).
----
Aggiornamento del 3 agosto 2012.
Chi è interessato all'argomento può consultare anche questo link, relativo a una nostra iniziativa analoga che scadrà il 10 agosto 2012.
http://costruiamoildomani.blogspot.it/2012/08/ricorso-per-il-trasferimento-in-italia.html
Il ricorso - redatto dagli esperti di Costruiamo il domani - evidenziava l'illegittimità del bando per il trasferimento di studenti ad anni successivi al primo: l'Università abruzzese metteva in palio parecchi posti ma inspiegabilmente stabiliva che sarebbero stati assegnati esclusivamente agli studenti extracomunitari, col risultato che la maggior parte di questi posti restavano inassegnati per mancanza di richieste. Una decisione in contrasto con le più recenti sentenze del giudice amministrativo, secondo le quali i posti destinati ai corsi a "numero chiuso" devono essere saturati completamente.
Costruiamo il domani ha immediatamente impugnato il bando deducendo l'illogicità della norma e la violazione della legge sul "numero chiuso" (che prevede il test di accesso solo per l'iscrizione al primo anno, non per gli anni successivi). Il ricorrente ha quindi presentato la domanda di trasferimento e ha impugnato anche il provvedimento, emesso alcune settimane dopo, in cui l'Università negava l'iscrizione.
I giudici hanno però accolto le richieste del ricorrente. Lo studente iscritto in una università europea ha il diritto di ottenere il trasferimento in Italia perchè "il trasferimento e la conseguente iscrizione ad anni successivi al primo non presuppone il superamento del test di ammissione e ciò tanto più se il posto rivendicato è rimasto vacante" (Tar Abruzzo, Aquila, I, ordinanza sospensiva n. 1/2012).
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Aggiornamento del 3 agosto 2012.
Chi è interessato all'argomento può consultare anche questo link, relativo a una nostra iniziativa analoga che scadrà il 10 agosto 2012.
http://costruiamoildomani.blogspot.it/2012/08/ricorso-per-il-trasferimento-in-italia.html
domenica 18 marzo 2012
Numero chiuso, a breve la sentenza della Corte europea
La battaglia di Costruiamo il domani contro il “numero chiuso” si avvia alla conclusione. La partita si gioca davanti la Corte europea dei diritti dell'uomo, a Strasburgo (ecco un articolo che parla di noi, apparso il 12 luglio 2011 sui giornali del gruppo "Quotidiano nazionale", gli unici che, insieme al sito web "blitz quotidiano", si sono occupati della vicenda...). Il Governo italiano ha replicato al ricorso del comitato che, a sua volta, ha risposto con una breve memoria. Adesso, dopo questo breve "scambio epistolare", il fascicolo passa ai giudici della seconda sezione. La legge italiana sul “numero chiuso” viola la Cedu? Lo scopriremo quando i giudici depositateranno la sentenza. Fra pochi mesi.
I ricorrenti hanno chiesto il risarcimento dei danni e l'iscrizione in sovrannumero ai corsi di Medicina e Odontoiatria.
Il "numero chiuso" italiano non si basa su motivazioni organizzative (garantire la qualità dei laureati) ma su motivazioni occupazionali di sapore corporativo (limitare il numero dei futuri laureati garantendo una rendita di posizione a chi già possiede quel titolo). La legge n. 264/99 impedisce alle università statali e private che hanno le infrastrutture di innalzare a piacimento il numero dei posti. Tutto ciò rappresenta - ad avviso di Costruiamo il domani - una violazione del diritto all'istruzione garantito dalla Cedu e delle norme comunitarie in materia di concorrenza.
(aggiornato alle 19.01 del 19 marzo 2012)
I ricorrenti hanno chiesto il risarcimento dei danni e l'iscrizione in sovrannumero ai corsi di Medicina e Odontoiatria.
Il "numero chiuso" italiano non si basa su motivazioni organizzative (garantire la qualità dei laureati) ma su motivazioni occupazionali di sapore corporativo (limitare il numero dei futuri laureati garantendo una rendita di posizione a chi già possiede quel titolo). La legge n. 264/99 impedisce alle università statali e private che hanno le infrastrutture di innalzare a piacimento il numero dei posti. Tutto ciò rappresenta - ad avviso di Costruiamo il domani - una violazione del diritto all'istruzione garantito dalla Cedu e delle norme comunitarie in materia di concorrenza.
(aggiornato alle 19.01 del 19 marzo 2012)
venerdì 28 ottobre 2011
"Anonimo chiama anonimo", cambiano le regole per commentare il blog
Il blog cambia metodo per l'inserimento dei commenti. Da oggi sarà obbligatorio inserire il proprio account Google. Abbiamo deciso di introdurre questa novità perchè eravamo stanchi di leggere utenti anonimi che commentavano commenti rilasciati da altri utenti anonimi. Il blog era diventato un vero e proprio bazar, in cui era difficile farsi capire. Da oggi chi vuole commentare dovrà inserire i dati del suo account google, oppure crearsene uno (procedura semplicissima, bastano 5 minuti). In questo modo sarà più semplice discutere.
Come al solito, anche stavolta i commenti non saranno soggetti ad approvazione preventiva. Vi invito tuttavia a evitare frasi ingiuriose e a non pubblicare notizie che ledono l'onore altrui, per non costringermi a fare il censore (ruolo che odio).
Siete avvertiti. :-)
Come al solito, anche stavolta i commenti non saranno soggetti ad approvazione preventiva. Vi invito tuttavia a evitare frasi ingiuriose e a non pubblicare notizie che ledono l'onore altrui, per non costringermi a fare il censore (ruolo che odio).
Siete avvertiti. :-)
domenica 23 ottobre 2011
Ricorso alla Corte europea, tempo scaduto per le deduzioni
A Strasburgo, sede della Corte europea dei diritti dell'uomo, in questi giorni si discute del "numero chiuso" per l'accesso all'università. E' appena scaduto il termine assegnato al Governo italiano per depositare le deduzioni a un ricorso, presentato da "Costruiamo il domani" nel 2009, in cui alcuni cittadini esclusi dai test di Medicina e Odontoiatria denunciavano la violazione dell'art. 2 del protocollo n. 1 della Cedu, in base alla quale "Il diritto all'istruzione non può essere negato a nessuno". Tra qualche giorno la cancelleria trasmetterà al comitato le osservazioni del Governo, per consentire di replicare e avanzare le richieste risarcitorie.La stragrande maggioranza dei ricorsi non sono comunicati al Governo perchè respinti poco dopo la loro presentazione, in seguito a un esame preliminare che la Corte compie per eliminare i casi manifestamente infondati. Il ricorso di "Costruiamo il domani" ha superato questa fase: dunque è stato ritenuto meritevole di approfondimento.
La strada è ancora lunga, ma da oggi il traguardo è un pò più vicino. Vi terremo aggiornati sugli sviluppi.
martedì 13 settembre 2011
Equipollenza della laurea in Odontoiatria conseguita all'estero
Il "numero chiuso" ha spinto molti italiani a iscriversi nelle università europee, specialmente spagnole e rumene, per ottenere una laurea con la quale poter esercitare in Italia la professione di medico o di odontoiatra.
Quanto sono "sicure" queste lauree? Il timore di molti studenti (a mio avviso infondato) è che, una volta tornati in Italia, il Ministero della salute neghi il riconoscimento della laurea conseguita all'estero, vanificando in questo modo i loro sacrifici.
Chiariamo subito una cosa: il riconoscimento delle lauree in Medicina e in Odontoiatria conseguite in Europa, grazie alla direttiva 2005/37/CE, è automatico. Il Ministero non può negare il loro riconoscimento, nè tantomeno può richiedere esami integrativi (queste integrazioni, chiamate "misure compensative", invece possono essere richieste se la laurea non è elencata nella direttiva 2005/36/CE).
La direttiva 2005/36/CE indica espressamente le lauree che beneficiano di questo trattamento. In Spagna sono il "Licenciado en odontologia" e il "Licenciado en Medicina y Cirugía", mentre in Romania la "licență de medic dentist" e la "licență de doctor medic". Recentemente il "Licenciado en odontologia" è stato sostituito dal "Grado en odontologia": la modifica non è stata recepita dalla direttiva comunitaria ma, essendo i due titoli assimilabili, non si pongono problemi di riconoscimento (vedasi apposito post).
Per ottenere il riconoscimento non è necessario l'iscrizione all'ordine professionale straniero, basta che la laurea in questione sia abilitante (quelle spagnole e rumene lo sono, per sapere se lo sono quelle degli altri Paesi bisogna consultare la direttiva 2005/36/CE e vedere se nelle tabelle, accanto al titolo di studio, è menzionato un "Certificato che accompagna il titolo di formazione", in caso negativo la laurea è abilitante). Nel caso in cui la luarea non lo sia, comunque, non è un problema: il cittadino può abilitarsi nel paese Europeo e poi chuidere il riconoscimento in Italia (o chiedere il riconoscimento in Italia, ma con l'obbligo di sottoporsi a una prova di idoneità).
Ecco la direttiva 2005/36/CE (aggiornata all'adesione della Romania):
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CONSLEG:2005L0036:20090427:it:PDF
pagg. 113-116 per odontoiatria
pagg. 79-81 per medicina
Il laureato in Spagna e in Romania, dunque, dovrà inviare un'istanza al Ministero della salute corredata da alcuni documenti, seguendo le istruzioni indicate in questo sito:
http://www.salute.gov.it/professioniSanitarie/paginaInterna.jsp?id=92&menu=strumentieservizi
Centinaia di studenti italiani hanno già beneficiato del riconoscimento, con tempi di attesa in alcuni casi inferiori ai tre mesi, come accaduto a questo studente di odontoiatria laureatosi all'università spagnola "Alfonso X El Sabio" (www.guritel.it/icons/guffimg/ARTI/2011/07/25/2011072511A0969300010420081.pdf).
Tuttavia mi è stato riferito che alcuni italiani laureati in Romania non sarebbero riusciti a ottenere l'attestazione in Italia. Se ciò è accaduto, le possibilità sono due: o il richiedente non ha fornito tutta la documentazione chiesta dalla legge - e in tal caso dovrà integrarla - oppure il Ministero è rimasto inadempiente - e in tal caso il ricorrente potrà fare ricorso al Tar per ottenere in tempi brevi il riconoscimento (a patto, ovviamente, che la laurea di cui si chiede il riconoscimento sia elencata nella direttiva 2005/36/CE).
Non fatevi ingannare da chi promette il riconoscimento della laurea dietro pagamento di cifre esorbitanti. Gli esperti di Costruiamo il domani, se necessario, sono a vostra disposizione.
Per ulteriori informazioni potete contattarmi via email:
(aggiornato al 31 marzo 2013)
Quanto sono "sicure" queste lauree? Il timore di molti studenti (a mio avviso infondato) è che, una volta tornati in Italia, il Ministero della salute neghi il riconoscimento della laurea conseguita all'estero, vanificando in questo modo i loro sacrifici.
Chiariamo subito una cosa: il riconoscimento delle lauree in Medicina e in Odontoiatria conseguite in Europa, grazie alla direttiva 2005/37/CE, è automatico. Il Ministero non può negare il loro riconoscimento, nè tantomeno può richiedere esami integrativi (queste integrazioni, chiamate "misure compensative", invece possono essere richieste se la laurea non è elencata nella direttiva 2005/36/CE).
La direttiva 2005/36/CE indica espressamente le lauree che beneficiano di questo trattamento. In Spagna sono il "Licenciado en odontologia" e il "Licenciado en Medicina y Cirugía", mentre in Romania la "licență de medic dentist" e la "licență de doctor medic". Recentemente il "Licenciado en odontologia" è stato sostituito dal "Grado en odontologia": la modifica non è stata recepita dalla direttiva comunitaria ma, essendo i due titoli assimilabili, non si pongono problemi di riconoscimento (vedasi apposito post).
Per ottenere il riconoscimento non è necessario l'iscrizione all'ordine professionale straniero, basta che la laurea in questione sia abilitante (quelle spagnole e rumene lo sono, per sapere se lo sono quelle degli altri Paesi bisogna consultare la direttiva 2005/36/CE e vedere se nelle tabelle, accanto al titolo di studio, è menzionato un "Certificato che accompagna il titolo di formazione", in caso negativo la laurea è abilitante). Nel caso in cui la luarea non lo sia, comunque, non è un problema: il cittadino può abilitarsi nel paese Europeo e poi chuidere il riconoscimento in Italia (o chiedere il riconoscimento in Italia, ma con l'obbligo di sottoporsi a una prova di idoneità).
Ecco la direttiva 2005/36/CE (aggiornata all'adesione della Romania):
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=CONSLEG:2005L0036:20090427:it:PDF
pagg. 113-116 per odontoiatria
pagg. 79-81 per medicina
Il laureato in Spagna e in Romania, dunque, dovrà inviare un'istanza al Ministero della salute corredata da alcuni documenti, seguendo le istruzioni indicate in questo sito:
http://www.salute.gov.it/professioniSanitarie/paginaInterna.jsp?id=92&menu=strumentieservizi
Centinaia di studenti italiani hanno già beneficiato del riconoscimento, con tempi di attesa in alcuni casi inferiori ai tre mesi, come accaduto a questo studente di odontoiatria laureatosi all'università spagnola "Alfonso X El Sabio" (www.guritel.it/icons/guffimg/ARTI/2011/07/25/2011072511A0969300010420081.pdf).
Tuttavia mi è stato riferito che alcuni italiani laureati in Romania non sarebbero riusciti a ottenere l'attestazione in Italia. Se ciò è accaduto, le possibilità sono due: o il richiedente non ha fornito tutta la documentazione chiesta dalla legge - e in tal caso dovrà integrarla - oppure il Ministero è rimasto inadempiente - e in tal caso il ricorrente potrà fare ricorso al Tar per ottenere in tempi brevi il riconoscimento (a patto, ovviamente, che la laurea di cui si chiede il riconoscimento sia elencata nella direttiva 2005/36/CE).
Non fatevi ingannare da chi promette il riconoscimento della laurea dietro pagamento di cifre esorbitanti. Gli esperti di Costruiamo il domani, se necessario, sono a vostra disposizione.
Per ulteriori informazioni potete contattarmi via email:
(aggiornato al 31 marzo 2013)
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